Sono soltanto indiscrezioni, voci senza riscontro che tuttavia circolano nei corridoi di alcuni investitori istituzionali. La BCE starebbe studiando la fattibilità di un Quantitative Easing europeo, cioè di un piano per immettere liquidità nel sistema economico, acquistando in qualche misura non solo titoli di Stato – come avvenuto negli Usa – ma anche titoli azionari di società private.

Dopo il clamore – sgonfiatosi quasi subito -  generato sui mercati dalle voci di possibili acquisti di obbligazioni corporate, ora si sussurra di operazioni che possano in qualche modo interessare le azioni, probabilmente del sistema bancario. Possibile? In linea teorica la BCE non potrebbe aiutare gli Stati con l’acquisto diretto di titoli governativi (il dibattito tuttavia è aperto) ma potrebbe intervenire nei settori privati. L’ipotesi sarebbe stata avanzata dagli stessi tedeschi, contrari a un Quantitative Easing basato sulle emissioni governative dei Paesi dell’euro ma aperti alla possibilità di un allargamento alla componente azionaria, soprattutto dei Paesi mediterranei, dove viene distribuito un elevato flusso di dividendo.

Una simile opzione – secondo i fautori – avrebbe il vantaggio di far incassare alla BCE cedole più rilevanti rispetto a quanto garantirebbe un’operazione solo in bond. Il livello medio dei dividendi è infatti oggi nettamente più alto rispetto ai rendimenti dei titoli di Stato. Inoltre  si darebbero risorse al sistema tali da poter essere reimmesse con maggiore velocità nel ciclo economico. L’operazione però è complessa, e secondo molti osservatori non realizzabile:  quali titoli privilegiare? Quali scartare? Su quale base? Con quali effetti sui mercati? Si tratterebbe in ogni caso di un’ipotesi alquanto anomala rispetto alle operazioni portati avanti finora dalle banche centrali in altre aree del mondo per sostenere le economie.

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