Non si arresta la marcia del dollaro statunitense verso le principali valute mondiali, neanche dopo i dati arrivati dagli Usa sui salari non agricoli risultati poco sotto le attese. Le buone indicazioni macroeconomiche che continuano ad arrivare dagli Stati Uniti  mostrano che l’economia è in grado di camminare da sola dopo l’eliminazione del piano di stimoli della Federa Reserve (noto come Quantitative Easing, QE). Ciò crea l’aspettativa tra gli operatori per un rialzo dei tassi di interesse entro il primo semestre del 2015, soprattutto dopo che la Banca centrale americana ha fatto sapere che il cambio di strategia di politica monetaria dipenderà unicamente dai prossimi dati macroeconomici.

Il recupero è stato evidente soprattutto verso euro e yen, mercati dove le Banche centrali si mostrano ancora molto accomodanti. Abbiamo notato un certo apprezzamento del biglietto verde anche verso le valute dei Paesi Emergenti, in modo particolare il rublo. Il Dollar Index, che meglio sintetizza l’andamento del dollaro verso un paniere di valute, si è portato in settimana ai massimi da maggio 2010, arrivando a quota 88,30 punti. Ci aspettiamo che il violento apprezzamento della divisa statunitense possa creare qualche squilibrio alla politica monetaria della Fed, pertanto nelle prossime settimane i vari membri della Banca centrale potrebbero intervenire per cercare di smorzare questo movimento. Da qui a fine anno la divisa statunitense dovrebbe stabilizzarsi sui livelli attuali o un po’ più bassi, mentre l’apprezzamento riprenderà poi nel 2015.

DOVE PUO’ ARRIVARE LA MONETA AMERICANA

A beneficiare di tale tendenza sarà anche il cambio Eur/Usd, che ha toccato nelle ultime sedute i nuovi minimi da agosto 2012, in area 1,2360. Il cambio potrebbe ora stabilizzarsi in area 1,25, con possibili spike verso 1,26-1,27. Entro il primo trimestre del 2015, però, ci aspettiamo una ripresa della fase discendente del cambio, con possibili target collocati 1,20, minimi di luglio 2012.

Vincenzo Longo - Market Strategist IG Italia

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