Un mini crollo nell’arco di pochi giorni: il renminbi (la moneta cinese, più comunemente conosciuto come yuan) ha improvvisamente interrotto il trend di rafforzamento nei confronti di euro e dollaro. Considerando gli ultimi cinque anni, registra ancora un segno positivo (solo il 2%) rispetto alla divisa europea, ma nell’ultimo mese ha perso il 3,3%.

UNA FRENATA BEN GUIDATA

Il renminbi è una valuta ancora pilotata dalla politica cinese. In presenza di un indebolimento dell’economia e di un calo (previsto) delle esportazioni, è naturale che Pechino decida di attenuare la sua corsa nei confronti delle altre due maggiori monete mondiali. Riesce così a garantirsi condizioni di cambio più favorevoli. La scelta ha anche una motivazione finanziaria: di fronte alla speculazione delle banche parallele – e parzialmente legali – sviluppatesi in tutto il Paese, manda il segnale a livello internazionale che, se si volesse speculare su una crisi degli istituti ombra (il cosiddetto “shadow banking”), l’effetto sarebbe immediato: un ulteriore indebolimento del renminbi e quindi maggiore competitività per l’export.

VERSO UNA LIBERALIZZAZIONE

Come in ogni cosa c’è anche l’altra faccia della medaglia. Le autorità monetarie di Pechino starebbero cercando in questa fase di avviare una maggiore liberalizzazione del mercato dei cambi. Attualmente la loro valuta non può fluttuare di più dell’1% al di sopra o al di sotto di un cambio fissato giorno per giorno. Ma il rapporto dovrebbe aumentare al 2% nel corso dei prossimi mesi. Ed è quindi inevitabile che si cerchi di applicare questa riforma partendo da un rapporto di cambio debole. Quasi impossibile comunque prevedere i movimenti nel breve termine. Il timore in Europa è però che la debolezza del renminbi si traduca in ulteriore affaticamento per le altre divise emergenti.

E ORA CHE FARE?

Comprare o vendere? Chi sia esposto in fondi con sottostanti prodotti finanziari in renminbi o in obbligazioni in tale moneta – soprattutto di emittenti occidentali – si trova ad affrontare questo dilemma. La soluzione migliore è forse di attendere. La debolezza delle ultime settimane non è tale da pregiudicare la validità della scelta realizzata. Un peggioramento è prevedibile, ma non c’è l’interesse di nessuno – né a Pechino né in Occidente – ad assistere a una vera e propria guerra valutaria, che potrebbe trasformarsi in ritorsioni commerciali, il peggiore pericolo nella fase attuale per l’ex Impero Celeste. Comunque un livello di guardia va posto: sta nel rapporto 1 CNY = 0,11 EUR (contro gli attuali 1 CNY = 0,118). Sotto si potrebbe aprire un abisso, capace di portare perfino a un rapporto inferiore a 0,10 EUR. Un disastro per noi europei, ma anche per i cinesi.

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