L’attuale ordine di scuderia è comprare prodotti, e soprattutto obbligazioni, in dollari. Perché il trend di rialzo sull’euro appare talmente violento e netto da non dare motivo di dubbi. Dove arriverà il biglietto verde? Opinioni quasi unanimi lo collocano su un obiettivo 1,22 contro la nostra valuta, ma c’è anche chi ipotizza 1,20 e poi 1,18 e perfino la parità entro qualche anno. Inevitabilmente però cominciano ad alzarsi voci discordi, che invitano caldamente a prestare attenzione sulla tenuta nel lungo termine del dollaro. Sentiamole, queste voci.

TANTI EMERGENTI LO EMARGINANO

Il problema è che sempre più vari Paesi emergenti lo escludono dalle valute utilizzate in importanti patti commerciali a livello mondiale, preferendo il renminbi, ovvero il concorrente cinese. Già 25 nazioni hanno scelto di abbandonare il dollaro nei reciproci traffici e fra loro ci sono Brasile, Argentina, Russia, India, Malesia, Corea del sud e Indonesia, per citare i più significativi. Da alcuni mesi numerosi accordi commerciali sono stati attivati allo scopo di ridurre l’utilizzo della divisa Usa nel regolamento degli scambi internazionali. In altre parole il Dio dollaro guadagna fortemente sull’euro ma perde credibilità e fa sorgere dubbi sulla tenuta a lungo termine del debito statunitense, che ormai ha raggiunto il traguardo dei 16 trilioni di dollari, cifra potenzialmente marginale rispetto al totale del passivo privato e pubblico, indicato in molte decine di trilioni di dollari.

PERCHE’ E’ MEGLIO NON ESPORSI TROPPO 

Se i tassi Usa dovessero rialzarsi oltre certi limiti il costo del debito diventerebbe insostenibile. Ecco perché comprare oggi dollari ha senso, lo avrà ancora per qualche tempo, ma poi occorrerà mettere un freno a posizioni troppo esposte al biglietto verde. In concomitanza con il prossimo annuncio (entro fine anno?) del primo avvio di aumento dei tassi la valuta statunitense subirà presumibilmente una pressione a suo favore nei confronti dell’euro; poi però comincerà un periodo di incertezza, in cui rialzisti e ribassisti si scontreranno violentemente.

Sarà quella la fase in cui trasferirsi sul renminbi e sulle sue colleghe asiatiche, quali rupia indiana, dollaro di Singapore e altre ancora? No, è oggi che occorre posizionarsi soprattutto sulla moneta cinese, non tanto per prospettive di rafforzamenti vistosi, quanto di stabilità nei cambi. Se il dollaro darà infatti soddisfazioni nel breve e medio termine, ma poi giocherà a “yo-yo”, la divisa di Pechino si dimostrerà più costante nei rapporti con le altre valute. Anche l’investitore italiano, da sempre innamorato del $, deve ora convincersi che una nuova epoca è alle porte.

photo credit: Vanessa Pike-Russell via photopin cc