Come funziona la nuova Vigilanza unica per le banche UE? In precedenti interventi  abbiamo descritto e analizzato gli effetti di due dei tre pilastri su cui è fondato il progetto di Unione Bancaria Europea: un Sistema accentrato di garanzia dei depositi (leggi: Tutela dei depositi. Aspettando l’Europa vale la garanzia di 100 mila euro per persona e per banca) e un Fondo unico di risoluzione delle crisi bancarie (leggi: Unione bancaria europea. Ecco chi pagherà quando una banca fallisce (anche gli investitori).

Ora accenniamo all’ultimo pilastro dell’ Unione bancaria europea costituito da una un’Autorità unica di vigilanza europea, che sarà esercitata dalla BCE (vedere anche Provvedimento Bankitalia 568/2014 del 4 novembre 2014). In particolare vogliamo qui riferirci all’entrata in funzione del Single Supervisory Mechanism che delinea un quadro regolamentare (già previsto dal Regolamento UE n. 1024/2013 del 15 ottobre 2013) nell’ambito del quale la BCE sarà responsabile (seppure con la collaborazione delle autorità di vigilanza nazionali), a partire da ieri 4 novembre 2014, della vigilanza prudenziale sulle banche “significative” dell’area euro (120 gruppi che rappresentano l’80% – in termini di attivi – del settore bancario dell’area euro, così come indicati nella lista pubblicata dalla BCE in data 4 settembre 2014).

CHI DECIDE CHE COSA

Le decisioni saranno prese dal Consiglio direttivo della BCE, su proposta del Consiglio di vigilanza.Tale meccanismo si propone la finalità di contribuire alla sicurezza e alla solidità degli enti creditizi, nonché alla stabilità del sistema finanziario europeo. La BCE, oltre a quanto indicato, si occuperà anche di definire  gli standard di vigilanza  per gli altri 3.500 enti creditizi verificandone, altresì, l’applicazione, in collaborazione con le autorità nazionali competenti nella vigilanza di tali enti. Nel Regolamento, infatti, vi sono previsioni specifiche che riguardano tutte le banche, in relazione ad alcune specifiche tipologie di procedimenti di vigilanza (cosiddetti “procedimenti comuni”). In particolare:

- L’istanza di autorizzazione dell’attività bancaria, per un ente che avrà sede legale e direzione generale in Italia, è presentata alla Banca d’Italia. Quest’ultima, valutata la sussistenza delle condizioni di autorizzazione previste dal diritto nazionale, propone alla BCE il rilascio dell’autorizzazione. Negli altri casi, la Banca d’Italia respinge la domanda di autorizzazione. L’autorizzazione si considera rilasciata dalla BCE in assenza di comunicazioni nel termine normativamente previsto per il rilascio dell’autorizzazione (art. 14 del Regolamento UE n° 1024/2013). Resta inteso che, per quanto concerne i termini procedimentali, i Regolamenti UE fanno richiamo a quanto previsto dal diritto nazionale;

- La revoca dell’autorizzazione all’attività bancaria può essere disposta, a seconda dei casi, su iniziativa della BCE o su proposta della Autorità di vigilanza nazionale. La revoca è disposta dalla BCE, fermo restando il potere della banca d’Italia di proporre al MEF  (ministero di Economia e Finanze) la liquidazione coatta amministrativa ai sensi degli artt. 80 e seguenti del TUB;

- nel caso di acquisizione di partecipazioni “qualificatein un ente creditizio avente sede legale e direzione generale in un Paese dell’area euro, l’istanza di autorizzazione è presentata alla Autorità di vigilanza domestica. Essa valuta l’acquisizione e trasmette alla BCE l’istanza e successivamente una proposta in ordine al rilascio dell’autorizzazione. La BCE decide quindi se vietare l’acquisizione “sulla base dei criteri di valutazione stabiliti dal pertinente diritto dell’Unione” (art. 15, Regolamento citato)

Roberto Lenzi -  avvocato, Lenzi e Associati

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