Che cosa succederà, con la nuova Unione Bancaria Europea, quando una banca fallirà o andrà in crisi?  Quali saranno le conseguenze per clienti,  azionisti e obbligazionisti? In quali casi e con quali modalità scatterà il nuovo “salvataggio europeo”?  Ecco le regole che entreranno in vigore dal 1° gennaio 2016, in un articolo di Roberto Lenzi, avvocato patrimonialista, esperto (anche per GenteMoney.it ) di diritto finanziario.

In un precedente intervento si era accennato a uno dei tre pilastri su cui è fondato il progetto di Unione Bancaria Europea; vale a dire, un costituendo sistema accentrato di garanzia dei depositi (clicca qui per leggere l’articolo) che nelle intenzioni del legislatore comunitario dovrebbe essere recepito negli Stati membri al massimo entro il 30/5/2016. Gli altri due pilastri dell’Unione Bancaria Europea sono:

1) un’Autorità unica di vigilanza europea, che sarà esercitata dalla BCE;

2) un’Autorità unica e un Fondo Unico di risoluzione delle crisi bancarie.

Con riferimento a quest’ultimo, è intervenuta prima l’approvazione dell’Europarlamento (in data 15 aprile 2014) della Direttiva BRRD (Bank Recovery and Resolution Directive) che regola il Meccanismo Unico di Risoluzione delle Crisi Bancarie (SRM). A integrazione di tale Direttiva, è seguita la firma dell’accordo intergovernativo da parte di 26 Stati membri (Svezia e Gran Bretagna esclusi) diretto a creare un Fondo di dotazione (SRF) per fornire le risorse necessarie  nel caso in cui una banca europea dovesse subire una crisi.

Entrambi, tuttavia, dovranno essere recepiti dai parlamenti nazionali (dell’Unione Europea il primo e dell’Eurozona il secondo), in modo che il nuovo meccanismo delle crisi creditizie possa entrare in vigore dal 1° gennaio 2016. Ne deriva che eventuali default bancari che occorressero prima del nuovo sistema verranno gestiti secondo le regole nazionali.

La dotazione prevista (a regime nel 2024) per il fondo unico è pari a 55 miliardi di euro (corrispondente all’1% dei depositi bancari garantiti) attraverso contributi obbligatori che dovranno essere versati dalle banche europee (peraltro, proporzionali alle passività e al profilo di rischio di ognuna) sottoposte alla vigilanza unica della BCE e, quindi, facenti parte dell’Unione Bancaria Europea.

COME FUNZIONA IL MECCANISMO DI SALVATAGGIO

Il meccanismo di risoluzione potrà scattare solo dopo che la BCE (nella foto l’Eurotower, la sede di Francoforte) avrà deciso in merito alla crisi o meno di un istituto di credito: sia in caso di insolvenza (con conseguente liquidazione della banca) sia quando la crisi richieda solamente a un intervento di ristrutturazione o salvataggio. La procedura di risoluzione della crisi bancaria con la modalità che sarà attuata, sarà di competenza del Consiglio del SRM che dovrà, però, trovare approvazione da parte della BCE. Non è previsto che quanto deciso dalla BCE possa essere oggetto di veto da parte delle autorità nazionali, alle quali (pur coinvolte nell’intero processo) sarà demandato, invece, il compito di attuare il piano di risoluzione definito. Si verificherà, pertanto, quanto previsto dalla nascita dell’Unione bancaria: la cessione di sovranità nazionale all’ambito di supervisione europea.

PAGHERANNO ANCHE GLI INVESTITORI: ECCO QUALI (E QUANTO)

Il meccanismo di risoluzione prevede come novità sostanziale il coinvolgimento degli investitori (privati e imprese) prima dell’intervento del Fondo Unico di Risoluzione (SFR). Costoro, infatti, saranno chiamati a far fronte allo stato di crisi della banca fino a un massimo dell’8% del passivo della stessa e attraverso un ordine prestabilito: prima gli azionisti, poi gli obbligazionisti junior (attraverso i vari gradi di subordinazione) e, infine gli obbligazionisti senior.Solamente nell’ipotesi in cui le perdite accollate dai privati (appunto, sino all’8%) non fossero sufficienti, interverrà il Fondo di Risoluzione che, a sua volta, potrà accollarsi perdite per un massimo del 5% delle passività dell’istituto di credito in crisi. Qualora le perdite dovessero essere ancora superiori, interverrà lo Stato di appartenenza della banca (i fondi pubblici nazionali potranno finanziare lo SFR per la copertura delle perdite oltre il 5% a carico dello stesso). Solo in caso di grave crisi sistemica (più banche coinvolte), lo SFR si accollerà le perdite superiori a quelle che vedono coinvolti i privati.

ESCLUSI CONTI E DEPOSITI FINO A 100 MILA EURO  E  COVERED BOND

Verranno, in ogni caso esclusi dalle perdite i conti correnti e depositi bancari solo sino a 100 mila euro, le obbligazioni bancarie garantite (cosiddetti covered bond), gli stipendi e le pensioni dei dipendenti dell’istituto oltre alle posizioni debitorie verso il fisco.

Roberto Lenzi – avvocato, Lenzi e Associati

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