Quanto sono al sicuro i soldi degli italiani depositati in banca? Vale sempre la garanzia del Fondo interbancario di tutela? Anche se le angosce e i timori della crisi finanziaria sembrano lontani, gli annunci di una nuova normativa europea hanno creato un po’ di confusione. In realtà le nuove regole non ci sono ancora, e in Italia vale sempre la garanzia fino a 100 mila euro per persona e per banca. Vale quindi la pena di fare il punto della situazione attuale con un articolo di Roberto Lenzi, avvocato patrimonialista ed esperto (anche per GenteMoney.it ) di diritto finanziario.

Uno degli obiettivi prioritari dell’Unione Europea è rappresentato dall’Unione Bancaria che si basa su tre elementi fondamentali:

1) un’Autorità unica di vigilanza europea;

2) un’Autorità unica (e un Fondo Unico) di risoluzione delle crisi;

3) un nuovo Sistema accentrato di garanzia dei depositi.

Con particolare riferimento a quest’ultimo aspetto, nel mese di aprile 2014 l’Unione e il Consiglio europei, in seduta plenaria, hanno raggiunto un accordo per approvare definitivamente la Direttiva sui sistemi di garanza dei depositi (DGSD), presentata dalla Commissione Europea il 12 luglio 2012 (COM/2010/369). Tale Direttiva è applicabile a tutti i Paesi della UE che dovranno recepirla entro dodici mesi dall’entrata in vigore (al massimo entro il 30/5/2016). Le misure previste si basano su tutta una serie di elementi, non ultime quelle che fissano il livello di garanzia a 100 mila euro per singolo depositante e per singolo istituto di credito, l’oggetto della garanzia a una precisa definizione di “deposito” ed a tempi di rimborso previsti in un arco tra i venti e i sette giorni lavorativi (entro il 31/12/2023).

LE REGOLE ATTUALI

In attesa che tali norme trovino applicazione concreta e siano armonizzate con le altre ai fini dell’Unione Bancaria, occorre fare riferimento al sistema  di garanzia dei depositanti vigente in Italia, che vede protagonisti il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (FITD) e il Fondo di Garanzia dei Depositanti del Credito Cooperativo (FGC), quest’ultimo per le banche di credito cooperativo (BCC).Il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi definisce chiaramente le finalità di questo sistema, facendo leva principalmente sui seguenti principi:

- la necessità di “assicurare la stabilità del sistema bancario, riconoscendo e tutelando in tal modo la funzione sociale del risparmio e la funzione monetaria dell’intermediazione bancaria”;

- garantire un’importante tutela al cosiddetto risparmiatore inconsapevole, qui inteso come soggetto non in grado di avere facile accesso alle informazioni necessarie per valutare lo stato di salute dei soggetti cui affida il proprio risparmio”.

L’attuale sistema trova le proprie fonti nella prima Direttiva europea n°94/19/CE modificata dalla seconda Direttiva 2009/14/CE, per quanto riguarda il limite di copertura e i termini di rimborso. Il legislatore italiano ha recepito la prima con il D.lgs. 4712/1996, n. 659, e la seconda con il D.lgs. 24/3/11, n. 49, in vigore dal 7 maggio 2011. Sotto un primo profilo, più squisitamente soggettivo, sono obbligate ad aderire al FITD (pena la revoca dell’autorizzazione bancaria con eventuale avvio della procedura di liquidazione coatta amministrativa) tutte le banche italiane (ad eccezione di quelle di credito cooperativo che, come accennato, hanno comunque una garanzia gemella costituita dal FGC) ed extra-comunitarie che abbiano filiali in Italia (sempre che non partecipino a un analogo sistema di garanzia nel proprio paese di origine). Le banche comunitarie (obbligate ad aderire ad un sistema di garanzia nel Paese di origine) partecipano invece solo su base volontaria allo scopo di integrare la garanzia offerta dal Paese di origine. Per queste ultime è importante per i depositanti verificare l’ammontare garantito nel Paese di origine e l’eventuale adesione facoltativa in Italia.

COSA E’ GARANTITO E COSA NO

Con riguardo, invece, agli aspetti di natura oggettiva, la tutela del FITD (e del FGC) comprende solamente i conti correnti, i conti di deposito (vincolati o meno), gli assegni circolari e i certificati di deposito nominativi.

Non sono, invece, garantiti, oltre ai certificati di deposito al portatore, le obbligazioni e le azioni emesse dall’istituto di credito in crisi e i pronti contro termine. Si consideri, comunque, che in caso di dissesto della banca, gli investimenti in genere che non poggiano sull’attivo dell’istituto stesso non rientrano nella procedura della banca e costituiscono massa autonoma da restituire al proprietario/titolare.

La tutela del fondo di garanzia, inoltre, copre un limite massimo di 100 mila euro per ciascun depositante (se cointestato, per ciascun cointestatario) e per singola banca. Evidente, quindi, in presenza di somme depositate d’importo elevato, l’opportunità di distribuire i propri risparmi liquidi su più differenti istituti bancari, riducendo nello stesso tempo la possibilità di insolvenza (pur nella consapevolezza che il fallimento di una banca rappresenta in Italia un’ipotesi rara).

Si consideri che il fondo di garanzia si basa su un meccanismo di “solidarietà” fra banche disposte a intervenire tra loro in caso di crisi di una di esse, ed, è altresì, fondato  su un accantonamento “contabile” e non reale (di denaro o titoli messi a disposizione di un terzo soggetto-gestore) per garantire i 100 mila euro previsti. Esiste, invece, un meccanismo che impegna le banche in caso “di chiamata” (entro quarantotto ore) a versare il loro contributo in caso di necessità, attingendo ai cosiddetti “fondi rimborsabili” (massa dei depositi presenti nelle filiali degli istituti di credito) in una percentuale compresa tra lo 0,40% e lo 0,80%. Ne deriva che una crisi del sistema bancario (attualmente poco probabile, ma in linea di principio sempre possibile) potrebbe vanificare l’intero sistema di garanzie a favore dei clienti.

Infine, i tempi di rimborso. Va premesso che un Istituto non può per legge’ “fallire” nel senso tecnico del termine. Può essere posto in una procedura di “liquidazione coatta amministrativa “ o “amministrazione controllata”. La normativa (D.lgs. n. 49 del 24/3/2011) prevede che il rimborso vada eseguito, automaticamente (senza attendere l’iter liquidatorio dell’istituto) a cura dello stesso FITD nei confronti dei risparmiatori, entro 20 giorni (prorogabili, dalla Banca d’Italia, per circostanze eccezionali di altri dieci giorni) dalla data in cui si producono gli effetti del provvedimento di liquidazione coatta (ai sensi dell’art. 83, comma 1 del TUB – D.lgs. 385/93).

Roberto Lenzi – Avvocato, Lenzi e Associati

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