Potrebbe essere un inverno rigido per le obbligazioni governative mondiali dopo i buoni dati macroeconomici diffusi negli Usa negli ultimi giorni. Il Pil del 3° trimestre ha mostrato una crescita del 2,8% annualizzato a fronte di un consenso (media delle aspettative degli analisti) che prevedeva un +2%. Ottimi anche i dati di ieri sui nuovi posti di lavoro del settore non agricolo, che a ottobre si sono attestati a +204 mila unità contro le +120 mila attese. Gli operatori attendevano con estrema importanza soprattutto quest’ultimo dato, visto che faceva riferimento al periodo in cui ci sono state le tensioni sullo “shutdown” (chiusura delle attività governative in mancanza di un budget approvato) e sul tetto del debito.

LA FED POTREBBE RIDURRE GLI STIMOLI ALL’ECONOMIA GIA’ A DICEMBRE

Con questi dati diventa sempre più concreta la possibilità che la Federal Reserve (nella foto una riunione del FOMC, il Comitato federale del mercato aperto) possa iniziare a ridurre gli stimoli all’economia entro l’anno (17-18 dicembre) o al massimo a gennaio (il 24-25 gennaio ultima riunione per Ben Bernanke). Dicembre rimane la data più probabile dato che sarà l’ultimo meeting della Fed a cui farà seguito la conferenza stampa del presidente uscente. La decisione dovrebbe riguardare unicamente la riduzione degli acquisti di Treasury intorno ai 10 miliardi di dollari al mese (contro gli 85 attuali divisi tra Treasury e MBS, titoli garantiti da mutui ipotecari). Sarà una decisione simbolica, ma che darà un’indicazione sulla politica monetaria nei prossimi mesi.

EFFETTO A MACCHIA D’OLIO SU TUTTI I BOND DEL MONDO

Ci aspettiamo che una simile misura possa tornare ad alimentare le vendite sui titoli di Stato, come accaduto durante i mesi estivi. Le pressioni ribassiste potrebbero essere più importanti sui Treasury, i titoli del Tesoro americano, direttamente interessati dalle decisioni della Fed. I rendimenti sul decennale Usa potrebbero tornare ad avvicinarsi all’area del 3%, massimi di settembre. L’effetto si estenderà a macchia d’olio poi a tutti gli altri bond del mondo, Bund tedeschi inclusi. Ci aspettiamo che da  qui a metà 2014 i rendimenti sui titoli tedeschi salgano lunga tutta la curva, con il rendimento sul titolo a 10 anni  tra il 2,10 e il 2,20%.

MA LA POLITICA DELLA BCE AIUTA I BTP E I BONOS SPAGNOLI: SPREAD VERSO QUOTA 200?

I titoli di Stato della periferia dell’Eurozona potrebbero risentire in misura limitata di tale andamento, dato che la politica monetaria accomodante della Bce potrebbe continuare a favorire il recupero dei Bonos e dei Btp, ancora lontani dai livelli di tre anni fa. In particolare, sul decennale italiano i rendimenti potrebbero tornare ad avvicinarsi all’area del 3,80%, livelli visti a maggio, prima che Bernanke ventilasse l’ipotesi del tapering (la riduzioni degli stimoli della Fed all’economia).

Anche lo spread Btp-Bund potrebbe vedere nei prossimi mesi un ridimensionamento intorno ai 200 punti base, favorito da una risalita dei tassi tedeschi a fronte di rendimenti italiani abbastanza contenuti.”

Vincenzo Longo, market strategist IG       

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