Si apre una nuova settimana di aste per il Tesoro italiano. Ci sono più rischi o più opportunità?

L’impegno per l’emittente pubblico Italia è ogni anno pressoché identico. L’importo complessivo dei collocamenti di titoli di Stato sfiora e spesso supera i 400 miliardi di euro all’anno. Titoli in scadenza, cedole da pagare, liquidità da accantonare per costi a carico dello Stato: nove o dieci aste mensili, che comprendono BOT, CTZ, BTP, CCT.

Gli ultimi mesi sono stati caratterizzati da incertezza politica sul futuro del governo. Ne consegue l’impossibilità per il differenziale con i rendimenti dei titoli tedeschi, il famoso spread, di attestarsi a livelli inferiori. Il costo della raccolta di investimenti per il Tesoro (e per i contribuenti) si mantiene su valori medio-alti. In prospettiva, però, la situazione potrebbe migliorare, se, com’è auspicabile, le tensioni tra i partiti che sostengono il governo si attenueranno.

L’unico rischio per l’emittente è il livello cui si attesteranno i rendimenti. L’opportunità per gli investitori è che si vada verso una fase meno complessa per il Paese e che, grazie a ciò, il differenziale di rendimento con i titoli tedeschi diminuisca (nella foto la cancelliera tedesca Angela Merkel con il presidente del Consiglio Enrico Letta). La conseguenza sarebbe una graduale risalita delle quotazioni dei titoli, seppure non in misura rilevante.

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