Se ne continua a parlare poco, e quasi solo tra gli addetti ai lavori. Certo il Tesoro non fa nulla per ricordarlo ai risparmiatori ogni volta che lancia nuove emissioni di  titoli di Stato. Così la maggior parte dei milioni di italiani che investono in Btp, Cct e Ctz non sanno che anche ai titoli di Stato italiani – come spiega Roberto Lenzi nell’articolo che segue – vengono applicate le cosiddette Clausole di Azione Collettiva (CAC) che consentono ai governi di cambiare le carte in  tavola modificando interessi e scadenze

Dall’inizio del 2013 sono operativi i contenuti di un decreto che il Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) ha emanato il 7 dicembre 2012. In estensione alla norma che istituisce il Fondo Salvastati (meglio conosciuto come ESM  o MES – 2 febbraio 2012), tutti i paesi Europei sono obbligati ad applicare le cosiddette Clausole di Azione Collettiva (CAC) sui titoli pubblici di nuova emissione (mercato primario).

Di che cosa si tratta

Le CAC sono vere e proprie clausole (vessatorie) allegate ai titoli pubblici di nuova emissione e sono previste per i titoli con scadenze superiori ai 12 mesi. Quindi saranno assoggettati a queste clausole  i CCT, i BTP, i BOT con scadenza oltre i 12 mesi e i CTZ . Ma in che cosa consistono esattamente? In pratica le CAC consentono ad uno Stato che in crisi sul debito pubblico di ricontattare interessi e scadenze con gli investitori e di proporre agli stessi uno scambio con obbligazioni di tipo diverso. L’unico vincolo esistente per l’emittente è rappresentato dal fatto che i titoli emessi con le CAC non superino il 45% dell’intero ammontare emesso nell’anno.

Quali conseguenze per gli investitori/risparmiatori 

Ogni Paese europeo, in caso di necessità, potrà legittimamente ricontrattare le condizioni pattuite all’emissione, in deroga (concessa) agli accordi originari, in quanto impossibilitato nel mantenere le condizioni originarie (interessi e scadenze) perché considerati troppo gravosi e, di fatto, insostenibili. Può accadere quindi anche per tutti i titoli di Stato degli altri Paesi e non solo per quelli italiani. Si consideri che il limite del 45% sopra menzionato, ritenibile apparentemente come parametro di salvaguardia, può essere messo agevolmente in discussione in considerazione dell’attuale situazione debitoria degli Stati (soprattutto quelli periferici dell’area euro).

E’ ipotizzabile che prossimamente possano verificarsi situazioni tali da attivare il meccanismo? Certo il rischio di una crisi sistemica è rientrato, almeno a breve, e alcuni Stati per ora sono stati salvati. Tuttavia, l’introduzione di simili clausole clausole fa riflettere sul fatto che alcune fondamentali certezze sono venute meno: la rinegoziazione di un debito governativo ora è prevista per legge.

Roberto Lenzi – Avvocato, Lenzi e Associati

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