Collocarsi oggi su un titolo di Stato decennale tedesco rende lo 0,7%, su uno francese l’1%, su uno spagnolo l’1,9% e su uno italiano il 2,05%. Si tratta di valori irragionevoli, che non tengono assolutamente conto del rischio reale che tutti questi Paesi comportano (perfino la solidissima Germania!). Il perché di una simile corsa è noto: la BCE si appresta ad attivare un Quantitative Easing per sostenere l’economia in crisi, e l’azione passerà soprattutto attraverso un piano di acquisto di titoli di Stato. Almeno così sembra! E allora gli investitori – soprattutto istituzionali – puntano su Bund tedeschi,  Oat francesi, Bonos spagnoli e i nostri BTP,  nella convinzione che poi – fra poche settimane – potranno rivenderli alla Banca centrale europea. In realtà la situazione è più complessa di quanto si pensi.

COMPRARE BOND DEGLI STATI SERVIRA’ A POCO IN QUESTE CONDIZIONI. LA BCE STUDIA UN’ALTERNATIVA

Il problema di fondo è che l’acquisto di titoli di Stato porta vantaggi se consente di ridurre il costo dell’indebitamento degli Stati. Ma a queste condizioni determinerà (usiamo il futuro, sebbene sarebbe più corretto un condizionale) impatti marginali. L’aspetto viene preso in considerazione in sede BCE, dove si starebbero studiando alternative più convincenti. Una riguarderebbe i corporale bond – cioè le obbligazioni societarie – allo scopo di promuovere nuove emissioni e di immettere nei mercati liquidità fresca. L’altra – ben più coraggiosa – consisterebbe – come già riportato da GenteMoney.it– nell’acquisto di azioni di società di settori strategici, per esempio energia e utilities, per promuovere investimenti infrastrutturali decisivi per rilanciare i Pil dei diversi Paesi. Quest’ultima scelta sarebbe in particolare promossa proprio dai tedeschi, convinti che l’operazione Quantitative Easing non debba comportare oneri a carico dei singoli Stati; in tal modo i costi potrebbero essere compensati dai forti dividendi tipici dei titoli appunto dell’energia e del comparto servizi pubblici. C’è comunque chi si oppone a queste possibilità ed ecco allora che piace l’ipotesi più semplice: titoli di Stato di tutti i Paesi dell’euro, per garantire un equilibrio condiviso.

COMUNQUE VADA, ATTENZIONE: I BTP OGGI SONO TROPPO CARI

La domanda inevitabile che gli investitori si pongono è ora che fare: comprare o vendere in particolare i nostri Btp? L’opzione dell’acquisto appare ormai fuori tempo. E’ possibile che un rialzo dei prezzi prosegua ancora, ma con margini modesti. L’alternativa di vendere è da escludere nel breve periodo. Occorre infatti che il Quantitative Easing diventi operativo per iniziare a ipotizzare un alleggerimento da Btp e quant’altro. L’attesa è quindi consigliabile, anche per sfruttare ulteriori incrementi delle quotazioni. Nel frattempo si incassino le cedole, soprattutto se di emissioni a elevato rendimento, e si aspetti il punto di stabilizzazione dei corsi.

Poi però – fra qualche mese – si comincino a valutare disinvestimenti, perché i fondamentali di molti Paesi europei non giustificano prezzi così elevati. La controreazione – quando si realizzerà – sarà certamente violenta e uno sgonfiamento della bolla attuale avverrà in tempi rapidissimi. Per ora però non è il caso di cominciare a pensarci.

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