Consigli di per migliorare la redditività del proprio patrimonio. 

Piazza Affari offre ottime occasioni dal punto di vista del rendimento da dividendi. Varie azioni si collocano su livelli del cosiddetto “dividend yield” superiori al 5% e vanno quindi acquistate – in occasione di debolezze del mercato – per assicurarsi un flusso regolare di entrate nel tempo. Tre esempi si riferiscono a Eni, Snam Rete Gas (nella foto un impianto) e Terna, di cui forniamo maggiori dettagli in un altro articolo. Gli investitori lo sanno e le preferiscono per questo motivo. Alla data di stacco incassano il dividendo e ringraziano… Così facendo però commettono un errore!

PASSO PER PASSO

Se hanno necessità dell’accredito di liquidità, per poi prelevarlo, fanno bene. In quasi l’80% dei casi la scelta è però diversa. Quanto incassato resta sul conto oppure viene destinato all’acquisto di altri titoli. E proprio qui si commette l’errore. La migliore strategia infatti consiste nel reinvestire quanto riscosso sulla stessa azione che ha prodotto il dividendo. Un modo semplice di gestire il portafoglio, anche se inevitabilmente può comportare un elevato onere da commissioni. L’operazione si giustifica quindi se il flusso ha una certa consistenza, almeno oltre i 1000 euro. In caso contrario è meglio accumulare l’importo sul conto, in attesa dei dividendi dell’anno successivo, con cui poi operare in tal senso.

VALE SOLO PER CERTE AZIONI

Il consiglio non è valido per tutte le azioni indistintamente. Il reinvestimento è consigliabile per le grandi società attive in settori stabili: per esempio il petrolio, le utilities (servizi pubblici) e i prodotti di largo consumo. Che abbiano trend in Borsa stabili, erogazioni di dividendi continui e regolari, ma ancor meglio se in crescita. Quest’ultima caratteristica si ritrova soprattutto sui grandi titoli quotati a Wall Street, scelti proprio per tale peculiarità dai fondi pensione e dagli investitori privati, che vogliono costruirsi un portafoglio azionario capace di lievitare nel tempo.

NUMERI A CONFRONTO: IL CASO EXXON MOBIL

Prendiamo un titolo statunitense che garantisce da sempre dividendi stabili e in lento aumento. E’ Exxon Mobil. Dati alla mano, chi avesse investito 5000 dollari in tale azione nel 2003, oggi si porterebbe a casa una plusvalenza dalla sola rivalutazione del capitale – cioè da incremento della quotazione – del 177,5%. Aggiungendo l’importo dei dividendi incassati, la percentuale salirebbe al 226,5%. Se questi ultimi fossero stati reinvestiti nei dieci anni sulla stessa azione il guadagno globale salirebbe però al 257%. Cioè il 30,5% in più. Ottenuti senza nessun impegno, semplicemente attuando un sistema automatico di riacquisto di Exxon Mobil a ogni stacco di dividendo, con una perdita di tempo al massimo di 10-15 minuti nell’arco di un anno, quelli necessari per verificare la regolarità dell’operazione. Ne siete convinti? Torneremo sul tema nei prossimi giorni.