Potrebbe proseguire con volatilità il recupero del dollaro nelle prossime settimane a mano a mano che si concretizzano le aspettative degli operatori sull’inizio del cosiddetto tapering (riduzione degli stimoli monetari) della Federal Reserve. La nostra impressione è che le minute del Fomc  (i verbali delle riunioni Comitato federale del mercato aperto, che decide la politica monetaria, ndr) rese note in settimana abbiano incrementato la probabilità di un inizio del tapering già a dicembre.

Anche nelle diverse audizioni, lo stesso numero uno uscente della Banca centrale statunitense, Ben Bernanke, ha continuato a sottolineare che i tassi d’interesse rimarranno a questo livello particolarmente basso (0-0,25%) “per un periodo considerevole di tempo” una volta che il Quantitative Easing sarà terminato del tutto. L’intento, a nostro avviso, è quello di cercare di distogliere l’attenzione del mercato dal tapering, evitando che ci sia una reazione eccessiva degli investitori una volta che questo inizierà. La Fed ha precisato che l’impatto derivante dallo “shutdown” (la chiusura delle attività amministrative del governo in mancanza di un budget approvato dal Congresso) è stato limitato e i dati macro lo hanno dimostrato.

Tutto ciò induce a pensare all’avvio di una diminuzione anche simbolica (5-10 miliardi di dollari) degli acquisti di titoli del Tesoro americano, con i quali la Fed immette liquidità nel sistema per sostenere l’economia, già nel prossimo meeting del 17 e del 18 dicembre. Il via libera definitivo lo avremo dai dati sui non farm payrolls (salariati del settore non agricolo) di novembre, in agenda il 6 dicembre.

In un contesto dove prevale l’incertezza, la sensazione è che la volatilità rimarrà alta per tutte le valute verso dollaro. Un buon termometro sarà il Dollar Index, ovvero l’indice che contrappone alla divisa Usa un basket di 6 valute, tra cui l’Euro (con peso del 56%), lo yen (13%) e la sterlina (12%). Ieri (venerdì 21) l’indice siè allontanato dai massimi toccati giovedì a 81,30 e si è diretto verso un test dei minimi settimanali a 80,60, dove – studiando l’andamento con l’analisi tecnica – passa anche il secondo dei cosiddetti ritracciamenti di Fibonacci nel rally partito a fine ottobre. Ha poi chiuso a 80,70. Una discesa sotto 80,60  potrebbe essere preludio per un ritorno verso area 80, dove passa l’ultimo dei ritracciamenti di Fibonacci sopra citati. A questi livelli la divisa Usa dovrebbe tornare a recuperare forza. Il primo target rialzista rimane collocato a 82,70, top di inizio settembre. Un superamento di tale riferimento getterebbe le basi per un allungo verso 85, top annuali, e poi verso i massimi di giugno 2010, a 88,40.”

Vincenzo Longo - market strategist IG Italia

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