I dati li ha diffusi oggi il ministero dell’Economia e delle Finanze (nella foto il ministro Pier Carlo Padoan) e sono quindi ufficiali: anche a fine agosto risultano in forte calo le entrate derivanti dalla tassazione delle rendite finanziarie. Già nel primo semestre il maggiore calo in percentuale e il secondo in valore assoluto fra le entrate tributarie l’aveva registrato la voce “imposta sostitutiva sul risparmio gestito e amministrato”. Più che di calo si è trattato di vero e proprio crollo: -35,9%. (496 milioni di euro). Negativa risultava a fine giugno anche  la componente “imposta sostitutiva su interessi e altri redditi di capitale”, che aveva registrato un -12,4%, pari a 730 milioni di euro di minori entrate.  Anche a fine agosto manca all’appello, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, ben più di un miliardo di euro.  L’imposta sostitutiva sul risparmio gestito e amministrato risulta ridotta del 26,2% (–409 milioni di euro) mentre l’imposta sostitutiva su interessi e altri redditi di capitale del 10,3% (–740 milioni di euro). In tutto fanno 1.149 milioni di euro che lo Stato ha incassato in meno dai risparmiatori. Risulta invece cresciuto del 110,7% (+465 milioni di euro) il gettito derivante dalle ritenute sugli utili distribuiti dalle persone giuridiche (il dato si riferisce a tutte le società, non solo alle quotate, ndr)  per effetto sia dell’incremento dei dividendi distribuiti nel 2014, sia delle modifiche alla tassazione.

DAL PRIMO LUGLIO L’ALIQUOTA E’ AL 26%

Se le cose vanno così male, c’è da prevedere per l’Erario un risultato negativo per le tasse sul risparmio anche nella seconda parte dell’anno. Qualcuno già definisce un autogol da parte del Governo in carica l’incremento dell’aliquota dal 20 al 26% scattato dal 1° luglio scorso. Molte banche segnalano infatti un rallentamento dell’operatività dei propri clienti, il che dipende anche da altri fattori, fra cui le incertezze dei mercati e la minore capacità di risparmiare degli italiani. Qualcuno teme addirittura che il bilancio finale dell’incremento al 26% porti a un gettito inferiore rispetto a quello incassato dallo Stato con l’aliquota 20%.

Se così fosse la classe politica nel suo insieme – sempre concorde nel colpire fiscalmente il risparmio – dovrebbe fare un’autocritica, dimostrando la propria assoluta incapacità in campo economico-finanziario. La decisione di colpire le rendite finanziarie, introdotta dal governo Monti e poi di anno in anno reiterata dagli esecutivi Letta e Renzi, è stata attuata nel momento peggiore per il settore, con una visione punitiva destinata a tradursi in un danno per le casse dello Stato. GenteMoney.it aveva criticato per tempo questa impostazione, anche elencando dieci buoni motivi per dissuadere il premier i Renzi. Ora – per dare un giudizio definitivo – non resta che attendere il consuntivo dell’intero 2014.

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