“Nuovo” disegno di legge di stabilità, usi e sistemi vecchi e conosciuti. Come volevasi dimostrare, anche l’attuale disegno di legge di stabilità 2015 (nella foto il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan) è strutturato in modo da dare con una mano quello che prende dall’altra; il perpetrarsi del solito sistema delle “tre tavolette”. Senza entrare nel dettaglio di ogni singola componente del decreto, preme qui sottolineare come, ancora una volta, l’esigenza di fare cassa e far quadrare i conti non tiene conto, nella politica economica in atto, delle più elementari logiche di coerenza e di affidabilità a cui possono in un qualche modo ricondursi i cittadini contribuenti. Prendiamo ad esempio i nuovi criteri di tassazione sulle polizze vita (lasciando ad altra analisi quella sugli enti non commerciali, quali trust residenti e fondazioni o i fondi pensione già trattati da GenteMoney.it in altro articolo).

Il disegno legge si stabilità 2015 (Titolo 5, art. 44 comma 22) recita: ” i capitali percepiti in caso morte in dipendenza di contratti assicurativi sulla vita a copertura del rischio demografico, sono esenti dall’imposta sul reddito delle persone fisiche”. Quello che emergerebbe, in sostanza, è che, in caso di decesso dell’assicurato e a decorrere dal 1° gennaio 2015, il capitale che i beneficiari percepiranno (nell’ambito di polizze non qualificate necessariamente come “puro rischio” bensì aventi un contenuto anche o prevalentemente finanziario) – pur continuando ad essere esente da imposta di successione – non sarà più esente da tassazione; bensì sarà soggetto ad imposta (aliquota del 26% ovvero con la minore aliquota prevista se la polizza è investita in titoli tassati al 12,50%) per la differenza fra il capitale erogato al momento del decesso ed i premi pagati. Continuerà, invece, a restare esente il plus valore liquidato dalla compagnia (rispetto al valore della polizza al momento del decesso) e relativo al rischio biometrico dell’assicurato; in altre parole, il capitale erogato dalla Compagnia assicurativa in caso di decesso dall’assicurato a copertura del rischio demografico. Ebbene, tutti coloro che, nell’ambito delle propria pianificazione successoria, abbiano stipulato una polizza vita dovranno fare i conti con questa nuova prospettiva “ a posteriori” in quanto, come prassi tributaria nostrana, non si fa riferimento a “nuove” polizze stipulate, bensì a contratti assicurativi in essere che liquidino un capitale a decorrere dal 1° gennaio 2015.

Cosa succederà adesso ? Verranno riscattate (con marcate penalità decrescenti per quelle più recenti)? Verranno mantenute ?  E cosa dire sulla prospettiva degli eventuali attivi (non necessariamente denaro) conferiti in polizza quale premio ? Attendiamo l’impianto definitivo, nell’augurio che tante “storture” (non solo quelle riguardanti le polizze vita) vengano corrette.

Roberto Lenzi - Avvocato, Lenzi e Associati

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