Voci e indiscrezioni, infine l’ufficialità della notizia, sebbene ancora intrisa di qualche incertezza: la Legge di Stabilità (nella foto il premier Matteo Renzi durante la presentazione) prevede un forte incremento per la tassazione sui rendimenti dei fondi pensione, con uno scatto dall’attuale 11,5% al 20%. Ciò entrerebbe in vigore però dal periodo di imposta 2015. La tanto proclamata riduzione delle tasse nasconde quindi inevitabili partite di giro, tutte da verificare. La previdenza complementare viene comunque colpita e la scelta si rivela un clamoroso errore, perché allontanerà ancor più le nuove generazioni dall’unico modo di crearsi responsabilmente una pensione alternativa per il proprio futuro.

L’ALIQUOTA ERA BASSA PROPRIO PER RENDERLI PIU’ CONVENIENTI. E ORA…

Purtroppo i fondi pensione non hanno avuto un grande successo, soprattutto presso le classi di età più giovani dei lavoratori. Si calcola che solo il 18% di quelli con meno di 35 anni vi abbia aderito, mentre la percentuale sale per le generazioni successive. La convenienza della previdenza complementare si è sempre basata sulle agevolazioni fiscali: imposta sui rendimenti all’11,5% contro il 26% di tutte le altre forme di investimento, esclusi i titoli di Stato (12,5%); assenza dell’imposta di bollo, deducibilità dei contributi fino a 5.164 euro; scalarità di tassazione sul maturato in rapporto agli anni di permanenza. Una struttura certamente molto favorevole, studiata apposta per avvantaggiare il risparmio privato di lungo periodo. L’incremento della tassazione al 20% non annulla la validità globale dei fondi, ma ne riduce indiscutibilmente l’attrattività. E la scelta è ancora più criticabile se aggiunta alla possibilità di riscuotere parte del Tfr in busta paga. Esiste infatti il rischio che – nel nome del Pil di oggi – si comprometta la capacità di tenuta di un dignitoso livello di vita per le giovani generazioni al momento della loro uscita dal mondo del lavoro.

 “MEGLIO UN UOVO OGGI CHE UNA GALLINA DOMANI”: MA E’ UNA STANGATA SUL FUTURO

La decisione del Governo è improntata alla necessità di reimmettere nel canale dei consumi parte del risparmio altrimenti collocato su forme di previdenza di lungo termine. Un giovane deputato ha motivato con il proverbio dell’uovo e della gallina questa scelta, che va comunque nella direzione di un’ulteriore stangata fiscale sulle spalle di chi pensa al proprio futuro. Non è escluso che in fase di approvazione l’incremento dell’aliquota al 20% possa comunque essere limato, anche perché da più parti si stanno alzando voci contrarie alla decisione. Dovuta al riscontro che la coperta dello Stato in qualunque modo la si tiri, su o giù, resta sempre la stessa.

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