Bassi tassi d’interesse uniti a una crescita inferiore alla media storica. In questo contesto, definito con efficace originalità “repressione finanziaria”, sono le azioni a offrire le prospettive più interessanti. In particolare le azioni europee, che hanno segnato il passo perché sacrificate sull’altare della crisi dell’Eurozona (nella foto la Borsa di Parigi). Lo sostiene, in una newsletter diffusa oggi primo ottobre, Katia Coudray Cornu della Fund Research di Banque Syz, banca privata svizzera di cui fa parte la famiglia di fondi di investimento Oyster.

Si continua a ritenere che in Europa ci sia un livello eccessivo di rischio, e l’allarme viene spesso e volentieri amplificato e drammatizzato dai media. Così i flussi finanziari degli investitori verso le azioni europee – si sottolinea – restano generalmente timidi, se non addirittura negativi. L’indice azionario europeo Stoxx600 ha messo a segno negli ultimi due anni un rialzo del 35%, ma soltanto una minoranza degli investitori ne ha beneficiato.

L’avversione al rischio, che tiene lontani gli investitori dalle azioni – si sostiene nell’analisi di Banque Syz – è ormai una montagna che pesa sul mercato finanziario. Ma ci sono elementi che possono favorire il ritorno all’investimento azionario, a cominciare dall’esaurirsi dello straordinario rialzo delle obbligazioni che sinora ha garantito una “compensazione” in termini rendimento. Inoltre la volatilità che misura il rischio effettivo non ha smesso di ridursi. Anche se certo non c’è da aspettarsi che gli investitori, e in particolare i risparmiatori tradizionali, possano destinare tutto il loro capitale a investimenti più rischiosi.

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