Un qualche alito di vento autunnale lo si aspettava, ma tutto di colpo è arrivato un mezzo tornado. Le due difficili giornate di Borsa di ieri e oggi 19 e 20 agosto erano inevitabili, dopo settimane di continui rialzi. L’aria che si respira non è però delle migliori e più che di correzione è forse il caso di parlare di avvio di un’inversione. I veri problemi restano sempre gli stessi: la confusione in materia di tassi applicati dalle Banche centrali, in particolare negli Usa, e l’inettitudine europea ad affrontare le carenze strutturali di parte della sua economia.

Se questo è il quadro, che fare?

1 – OBBLIGAZIONI: RIDURRE LE SCADENZE LUNGHE

Le indecisioni della Fed americana sul QE (Quantitative Easing), con dichiarazioni e atteggiamenti contradditori, stanno portando il titolo di Stato decennale del Tesoro Usa verso il 3% di rendimento (ieri il 2,88% per la precisione), il che modifica i rapporti di forza: meglio investire oggi a questo valore sugli Usa o preferire il debito euromediterraneo a livelli superiori al 4%? Gli investitori istituzionali, soprattutto asiatici, cominciano a domandarselo: se la risposta andasse nella prima direzione, per noi sarebbero guai. Il risparmiatore medio italiano si sta ponendo lo stesso interrogativo: vendere i Btp e aspettare? Molto dipende dal peso dei titoli di Stato sul portafoglio di ciascuno. Più che vendere meglio alleggerire, specialmente le posizioni lunghe, verso cui ci si è mossi negli ultimi tempi per conquistare qualche margine in più nei rendimenti. Passare sui T-Bond americani? Non ci si illuda. La situazione degli Stati Uniti è altrettanto complessa quanto la nostra. La Fed non potrà smettere di colpo di foraggiare il mercato e il quadro potrebbe restare instabile ancora per un certo periodo.

2 – BORSE: MEGLIO LE UTILITY E CHI PRODUCE MOLTO NEGLI EMERGENTI

I terremoti valutari delle ultime settimane, di cui poco si parla, con un rafforzamento netto dell’euro rispetto alla maggior parte delle monete emergenti, non per merito del primo ma per demerito delle seconde, con veri e propri crolli di rupia indiana, rupia indonesiana e real brasiliano (sono solo i casi più significativi) un impatto lo stanno per avere: rendono molto più competitive le merci esportate verso di noi, ma condizionano pesantemente le nostre vendite nel resto del mondo. Quindi, in questa fase, è opportuno evitare di posizionarsi su titoli di gruppi a forte propensione all’export. Meglio piuttosto le utility (tipo Enel ed Eni) o chi produce molto in Paesi emergenti (per esempio la tedesca Adidas, la francese Danone e la svizzera Nestlé). Quanto durerà la forza dell’euro? Difficile dirlo, ma c’è chi scommette su un’inversione di tendenza nel breve-medio periodo. In particolare dopo le elezioni tedesche, quando il pattume nascosto sotto i tappeti riemergerà.

3 – BORSE: EVITARE I TITOLI BANCARI

Fuori dalle banche di tutta Europa. Troppe difficoltà sono state dissimulate e ciò vale anche per le big del Nord. I giornali finanziari negli ultimi mesi hanno evidenziato notizie negative su tutti i fronti. Meglio astenersi!

4 – ORO SI’ O NO?

E l’oro? Il panorama si divide ancora una volta fra ottimisti e pessimisti. Ma i secondi sembrano di nuovo prendere il sopravvento, per vari motivi: se la Fed non annuncerà un’inversione di politica monetaria, a settembre le quotazioni del metallo ne risentiranno; inoltre l’India, che è uno dei maggiori acquirenti del mondo, sta per adottare diritti doganali più elevati sull’oro. Ciò non esclude, anche se nel breve e medio periodo i ribassisti dovessero aver ragione, che nel lungo periodo (fine 2014-2015?) un’inversione al rialzo – e forte – sia possibile. Anzi: probabile.

5  – QUALE STRATEGIA

Il portafoglio ideale non esiste e ancor meno lo si può identificare ora. Per i prossimi mesi meglio comunque astenersi dall’acquistare titoli di Stato di qualunque area del mondo. Meglio le obbligazioni cosiddette corporate (cioè emesse da aziende), con un buon mix fra tassi fissi nel breve e tassi variabili nel medio e lungo termine. In campo azionario si nota un’inversione rispetto al consiglio dilagante di inizio estate. Allora si diceva che bisognava puntare sull’Europa. Ora si ipotizza di nuovo un prevalere della Borsa americana, con margini di apprezzamento però modesti. E comunque adottando stop loss (limiti prefissati alle perdite) sempre molto stretti. Se la vostra banca o la vostra piattaforma di trading – come succede per quelle meno professionali – non ve lo consentono, il consiglio è uno solo: cambiate cavallo!

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