Le banche svizzere e di Montecarlo (nella foto) si stanno dimostrando più realiste del re: nel senso che molte applicano in anticipo i provvedimenti restrittivi sui conti correnti degli stranieri (fiscalmente non in regola, cioè non dichiarati, ma sono la maggioranza) che – per quanto riguarda l’Italia – avrebbero dovuto essere uno degli effetti della cosiddetta voluntary disclosure, cioè delle norme per il rientro dei capitali detenuti illegalmente all’estero. In realtà le due vicende sono separate, ma agli occhi di chi ha conti correnti in tali Paesi appaiono strettamente legate.

Berna e Monaco avrebbero fatto pressioni sui propri istituti perché ci sia una specie di sterilizzazione dei capitali detenuti da stranieri, soprattutto dei Paesi dell’Unione europea. Ciò significa niente più prelievi di liquidità e niente più bonifici, salvo quelli eseguiti verso Paesi fiscalmente armonizzati e con identica cointestazione del titolare del conto. Non tutte le banche si sono adeguate, ma – si dice soprattutto in Svizzera – più per motivi tecnici che per la scelta di favorire i correntisti. L’effetto? Non solo cause legali nei confronti delle banche, ma anche il ritorno a forme di trasferimento parallelo – mediante l’utilizzo di “spalloni” informatizzati – soprattutto verso destinazioni fiscalmente “cieche”: per esempio Panama, Dubai, Libano e alcuni paradisi fiscali caraibici.

E L’ITALIA? CINCISCHIA 

Per quanto riguarda l’Italia è indubbio che i ripetuti rinvii dell’introduzione della voluntary dislcosure, cioè della collaborazione volontaria da parte di chi detiene all’estero capitali non dichiarati fiscalmente, contribuiscono a una situazione di incertezza. Il Parlamento continua a modificare il relativo provvedimento, che dovrebbe andare in aula a Montecitorio entro luglio, dopo l’approvazione da parte della Commissione Finanze. Molti i motivi di queste indecisioni, ma uno domina su tutti. Riguarda il cosiddetto reato di autoriciclaggio, che comporterà pene pesantissime (reclusione e multa) per chi trasferisce e cerca di pulire capitali, beni o altre utilità provenienti da delitti non colposi, ovvero compie altre operazioni in modo da ostacolare l’identificazione della loro provenienza delittuosa. Una novità auspicabile in un Paese in cui le attività criminali svolgono un ruolo importante, ma che bisognava forse tenere separata dalla voluntary disclosure, sebbene l’attuale versione del relativo testo ne preveda l’introduzione, con esenzione di punibilità nei confronti di chi attuerà l’autodenuncia in fase di rientro dei capitali.

Dato che potrebbe successivamente scattare il reato di autoriciclaggio, anche per un semplice prelievo di contanti su un conto non dichiarato e detenuto all’estero, ecco allora che Svizzera e Montecarlo hanno anticipato i tempi, “bloccando” i capitali detenuti dagli italiani e non ancora trasferiti verso lidi più compiacenti. Già, perché tutto il gran rumore fatto negli ultimi anni su questo tema ha allertato i più furbi, facendo cadere nella tenaglia gli ingenui, i disinformati o coloro che detengono solo piccoli patrimoni.

La situazione appare quindi confusa e tale resterà fino a quando non saranno approvate dal Parlamento normative chiare e definitive, i cui effetti risulteranno solo positivi l’Italia, che vedrà rientrare nei circoli della legalità buona parte di una ricchezza fuggita all’estero negli ultimi trent’anni, per cause varie. Una storia destinata finalmente a chiudersi.

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