I mercati finanziari hanno risposto con un notevole aumento della volatilità  e una certa confusione all’annuncio della Federal Reserve, la banca centrale americana, di voler ridurre gradualmente già da quest’anno la sua politica espansiva. Ma il ridimensionamento – su questo la Fed è stata chiara – potrà iniziare soltanto in corrispondenza di un’accelerazione della crescita o dell’inflazione negli stati Uniti. Secondo Valentijn van Nieuwenhuizen, responsabile delle strategie di Ing Investment Management, questo contesto sarà probabilmente più favorevole che ostile agli investimenti rischiosi, e in particolare alle azioni. Naturalmente se si esclude lo scenario altamente improbabile di un’elevata inflazione che in tempi brevi superi l’obiettivo della banca centrale americana.

Al tempo stesso – scrive però van Nieuwenhuizen nella sua ultima Column, datata luglio – non dobbiamo dimenticare che oltre al rallentamento della crescita e delle dinamiche del mercato del lavoro, anche un livello di inflazione nettamente inferiore al target potrebbe indurre la Fed a prolungare il suo programma di allentamento quantitativo, il famoso Quantitative Esing (QE). Ipotesi, questa, che secondo lo stretega di Ing IM, visto anche quanto sta accadendo sul fronte dei prezzi delle materie prime e dei salari, è molto più probabile di un drastico aumento dell’inflazione nei prossimi 6-12 mesi. Quando il mercato si renderà conto che il rallentamento del QE potrà avvenire soltanto “per i giusti motivi”, le piazze finanziarie dovrebbero beneficiarne con un’inversione quantomeno parziale della recente correzione.

L’interrogativo fondamentale che van Nieuwenhuizen si pone è: come sarà il mondo dopo la fase di correzione? I mercati torneranno agli stessi temi di investimento a cui eravamo abituati negli ultimi anni, oppure entreremo in una nuova fase del ciclo degli investimenti? “Se gli investitori considerano la volatilità di mercato solo un problema momentaneo, ma si aspettano la continuazione del regime del denaro facile – sostiene il responsabile delle strategie di Ing IM – probabilmente la ricerca di rendimento si confermerà come tema dominante. In questo caso avremmo quindi uno scenario di performance positive sia per le obbligazioni sia per le azioni, e in particolare per le obbligazioni con caratteristiche azionarie (titoli investment grade e high yield) e per le azioni simili a obbligazioni (titoli con crescita stabile e dividendi interessanti)”.

Al tempo stesso non si può escludere che la “nuova normalità” risulti diversa dalla situazione di prima della correzione. Associata a una ripresa economica globale più evidente nei prossimi trimestri, trainata dalle economie sviluppate, la nuova fase “normale” potrebbe benissimo essere di natura più orientata alla crescita. In questo clima, secondo Valentijn van Nieuwenhuizen, le azioni andranno decisamente meglio delle obbligazioni, e i tipici asset che generano reddito (obbligazioni, real estate, titoli ad alto dividendo) saranno battuti dalle azioni cicliche orientate alla crescita.

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