Si fa tanto parlare, forse troppo, dello shut down, la “chiusura” del governo americano scattata il primo ottobre (con uffici chiusi e dipendenti a casa) per la mancanza di una nuova legge di bilancio. La reazione dei mercati finanziari, nonostante i titoloni allarmistici di televisioni e giornali, è stata tutto sommato morbida. Ci si dovrebbe ricordare, gli americani per primi, che il governo degli Stati Uniti ha già dovuto “chiudere” almeno 17 volte dal 1970 a oggi. Patrick Dunkerley di Scout Investments Inc., società americana con quasi un secolo di vita e 25 billions (miliardi di dollari) in gestione, sostiene nella sua newsletter mensile per Oyster Funds (Dunkerley è responsabile della gestione del fondo Oyster US Selection di Banque Syz) che questo evento – lo shut down appunto – dovrebbe essere considerato come normale parte del do ut des che accompagna i negoziati politici tra potere legislativo e potere esecutivo; con la complicazione in più, questa volta, del confronto tra Camera e Senato, che come è noto vedono in maggioranza da una parte i Repubblicani e dall’altra i Democratici.

LE ALTRE VOLTE LA BORSA SI E’ RIPRESA

Il gestore americano sottolinea nel suo commento che soltanto il personale “non essenziale” dell’amministrazione è stato messo forzatamente in aspettativa (non pagata); mentre difesa, controllo del traffico aereo, poste e tutte le altre funzioni fondamentali dell’attività del governo federale, compresa la sicurezza, continuano a operare. Anche i trasferimenti di denaro della sicurezza sociale, dell’assistenza e del sostegno a poveri e anziani dovrebbero continuare nel rispetto delle scadenze. L’impatto sulla vita di tutti i giorni dei cittadini dovrebbe risultare minimo e tale rimanere. La storia, afferma Dunkerley, dimostra che l’impatto sulla Borsa degli shut down governativi ha oscillato tra perdite moderate e modesti guadagni, con una lenta tendenza del mercato al ribasso per il tempo che il governo rimane “chiuso”. I dati storici dicono che, dal 1970 a oggi, per il 70% delle volte la Borsa ha messo a segno un rialzo entro i 30 giorni dall’inizio dello shut down. Inoltre Bloomberg riporta che in occasione degli shut down del governo dal 1976 il listino azionario ha guadagnato mediamente l’11% nei dodici mesi successivi.

E ORA IL “DEBT CEILING”: MA IL DEBITO PUBBLICO NON DEVE FARE PAURA

Il gestore di Scout Investments si aspetta un impatto minimo sui mercati finanziari anche dalle trattative politiche sul tetto al debito (debt ceiling), che verrà raggiunto nei prossimi giorni; anche ricordando che nel 2011, in circostanze analoghe, l’indice S&P% 500 andò giù dell’11% in tre giorni. Ma quella perdita, ricorda Dunkerley, fu recuperata velocemente appena fu chiaro che la Fed avrebbe continuato la politica monetaria “easy” e che l’economia americana rimaneva solida. Il tetto al debito pubblico è stato raggiunto molte volte nella storia degli Stati Uniti, ogni volta con grandi “teatri” e discussioni politiche. La realtà, sostiene il gestore del fondo US di Oyster, è che l’eventualità di un’insolvenza degli Usa è molto improbabile. Agli interessi e ai principali pagamenti al servizio del debito potrebbe sempre essere data l’assoluta priorità, anche se voci più discrezionali non venissero pagate. Inoltre si riversano nei forzieri dello Stato tasse in misura più che sufficiente per pagare gli interessi sul debito. E se anche si arrivasse “tecnicamente” al default, gli Stati Uniti potrebbero stampare propria moneta e pagare gli interessi con quella. Dal momento che il debito federale è espresso in dollari, il rischio di insolvenza è quindi minimo. Il Giappone ha un rapporto debito/Pil più che doppio rispetto agli Stati Uniti, eppure gode tuttora di bassi tassi di interesse.  Gli strateghi di Scout Investments sono convinti che le  finanze pubbliche americane sono relativamente forti se comparate a quelle di altri Paesi, specialmente se si considera che sono sostenute da un’economia da oltre 14 trilioni (14 mila miliardi di dollari, dato 2012), che ha generato nel 2011 entrate fiscali per 2,3 miliardi di dollari.

PERCHE’ QUESTA VOLTA L’IMPATTO SUI MERCATI PUO’ RISULTARE POSITIVO

Questa volta, nella prospettiva di Dunkerley, l’impatto sulla Borsa del dibattito su shut down e debt ceiling può addirittura risultare positivo, visto che una certa disciplina di bilancio e l’effetto “dolce” di un temporaneo calo delle spese governative potranno tenere più a lungo la Fed, la banca centrale americana, in un atteggiamento accomodante: e questo è normalmente positivo per i prezzi di Borsa. Per anticipare lo shut down governativo il gestore ha operato quindi poche modifiche al portafoglio: “Rimaniamo bullish (rialzisti, ndr) – ha scritto due giorni fa – sulle azioni americane e sull’economia americana in generale”.

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