Si fa un gran parlare dello shutdown e della possibilità di un default “tecnico” del debito degli Stati Uniti. Ma a chi investe interessa in sostanza una cosa sola: che impatto avrebbe sui titoli di Stato emessi dallo Zio Sam l’annuncio che Washington non può pagare in tempo rimborsi e interessi? La questione ha degli aspetti molto diversi a seconda se si considera la parte “corta” del debito Usa o quella lunga. Ed è su questa seconda che si gioca la partita più delicata e dall’esito più incerto e pericoloso. Vediamo di capire perché.

GUARDATE I BUONI DEL TESORO A UN MESE: I RENDIMENTI SCENDONO!

Il problema, come è noto, nasce dall’impasse di trovare al Parlamento americano un accordo sull’innalzamento del tetto del debito degli Stati Uniti. Non vogliamo ora entrare nella discussione, ma quello che è certo è che il mercato sta prezzando la possibilità di default (insolvenza), almeno per quanto riguarda la parte corta del debito. Proprio come nel 2011, con l’avvicinarsi della data limite per approvare il ritocco all’insù del tetto del debito, i rendimenti dei Treasury con scadenza più lunga  si sono abbassati. Quello che però non tutti percepiscono è che la parte breve della curva sta facendo il contrario. Il caso più eclatante è l’incremento del rendimento dei T-Bill, i buoni del Tesoro Usa a un mese. Questo perché la maggior parte degli investitori pensano che il default tecnico comporterà solo un ritardo breve termine nei pagamenti da parte del Tesoro degli Stati Uniti. Il che significa che i possessori di titoli a scadenza a un mese non potranno riprendersi i loro capitali allo loro scadenza ma dovranno aspettare, anche se pochi giorni. E questo, appunto, causa una perdita di valore e un corrispondente rialzo dei rendimenti. Certo, un piccolo dilazionamento (alcuni giorni) dei tempi del rimborso dei titoli a scadenza non poi è così sconvolgente per le quotazioni. Ma l’impatto, di fatto, esiste. Anche un piccolo ritardo del rimborso dei creditori di Washington sarà ingrado di generare onde d’urto verso tutti i mercati globali. Si potrebbe anche arrivare a mettere in pericolo il funzionamento dei vari sistemi di pagamento bancari che sono “schedulati” sulle scadenze dei titoli Usa.

MA NESSUNO SA PREVEDERE L’IMPATTO SUI TITOLI “LUNGHI”

Ma sui titoli a scadenze più lunghe, i classici T-Bond, qual sarebbe l’impatto del default tecnico? Qui la situazione si complica, o quantomeno, è più incerta. Un sondaggio firmato JPMorgan ci aiuta a capire meglio. Il risultato non lascia dubbio: i grandi investitori non lo sanno. Peggio, la pensano in maniera molto diversa tra loro mostrando una spaccatura nelle previsioni. Beh, c’è da capirli. Un eventuale, ma sempre più possibile, default tecnico sarebbe un evento senza precedenti e nessuno sa veramente come i mercati del reddito fisso potrebbero reagire.

Quelli che sostengono che i tassi a lungo termine scenderanno ritengono che l’economia e i mercati azionari, così come le altre attività di rischio, avrebbero un duro contraccolpo scatenando una pesante deflazione. In un simile scenario i Treasury Bond diventeranno come gli omologhi titoli a lunga scadenza del Giappone, con il crollo dei rendimenti nominali mentre i rendimenti reali rimarrebbero, in una situazione di deflazione, positivi.

L’altro gruppo, quelli che si aspetto uno scivolone delle quotazioni dei T-Bond,  basa le loro aspettative sul fatto che un deafult Usa sconvolgerebbe la fiducia degli investitori nei titoli di Stato Usa: così tanto che i creditori, soprattutto stranieri, correrebbero a scaricare tanta “carta” sui mercati in quantità senza precedenti. Si aspettano, in sostanza, massicce vendite. Il dollaro subirebbe uno schock e i rendimenti nel lungo termine potrebbero accusare un picco.

In ogni caso una cosa è certa. Nessuno di questi due scenarii susseguenti a un eventuale default può essere ritenuto particolarmente piacevole. Meglio che al Senato Usa si mettano d’accordo in fretta.

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