Tutta colpa del petrolio, sceso ai minimi dal 2009? Il tracollo del rublo dipende in parte dalle difficolta del mercato del greggio e in parte dalle sanzioni economiche di Usa e Ue, ma è conseguenza anche di massicce vendite realizzate in consonanza da parte delle banche occidentali. Nelle ultime ore la situazione è apparsa addirittura parossistica, con movimenti fuori controllo della valuta rispetto a dollaro ed euro, sui quali prima ha perso tantissimo e poi riconquistato posizioni. In un tale quadro è quasi impossibile per il piccolo e medio investitore ipotizzare strategie, ma l’eccesso di crollo del rublo appare iperbolico, trascinando dietro di sé soprattutto le obbligazioni espresse in tale divisa.

MA LA BORSA DI MOSCA TIENE

Che ci sia esasperazione lo dimostra la Borsa di Mosca, la quale assiste abbastanza tranquillamente alla débacle di rublo e petrolio. Il Micex, indice di riferimento, ha perso nelle ultime sedute solo 134 punti, scendendo da 1607 a 1473 punti, poca cosa rispetto a un quadro generale molto più preoccupante. Inoltre non ha toccato i 1250 punti, solido supporto su cui è atterrato più volte dal 2011 in poi. Gli esperti di tale mercato osservano che la ragione della sostanziale relativa tenuta dipende dal fatto che il Micex è parzialmente pilotato dalla politica moscovita, già alle prese con l’impressionante aumento dei tassi di interesse dal 10,5 al 17% per contrastare la svalutazione della moneta.

PIU’ ACCENTUATO IL CALO PER GLI ETF RUSSIA QUOTATI A MILANO, ECCO PERCHE’ 

L’investitore italiano che segua gli Etf presenti su Borsa Italiana e riferiti alla Borsa moscovita può restare sorpreso dal verificare che i quattro strumenti quotati hanno perso molto di più nell’ultimo mese rispetto al movimento del Micex, ma ciò è dovuto al fatto che – trattandosi di Etf con indici benchmark in dollari Usa – risentono di tutto il calo (o all’inverso di eventuali rimbalzi) del rublo rispetto alla divisa statunitense. In una fase così complessa possono quindi trarre svantaggio o vantaggio dai relativi movimenti. E’ il caso comunque di segnalare che le quotazioni di tali Etf non sono ancora scese ai livelli registrati – per i prodotti già presenti allora sulla nostra Borsa – in occasione della crisi del 2009.

INVESTIRE ORA? I BOND PER UNA SCOMMESSA CONSIGLIABILE SOLO AI CUOR DI LEONE

Di fronte a un quadro certamente imperscrutabile le possibilità di perdite o profitti appaiono molto rilevanti. Le tre opzioni oggi possibili hanno tutte punti forti e deboli e riguardano soprattutto le obbligazioni riferite al macrocosmo moscovita:

● bond di emittenti russi espressi in rubli - Hanno subito crolli vertiginosi sia per il fattore valuta sia per il calo delle quotazioni. Scommettere sui due fronti appare assai rischioso e sconsigliabile. Comunque molti intermediati non trattano tali prodotti, che hanno anche riportato forti allargamenti dello spread, cioè della differenza fra prezzo di vendita e prezzo di acquisto.

● bond di emittenti russi espressi in valute occidentali - Anche su questo fronte si è registrato un crollo delle quotazioni, con rendimenti ora assolutamente iperbolici: è il caso per esempio delle obbligazioni di Gazprom in dollari. Un’occasione alternativa è rappresentata dai bond in franchi svizzeri della stessa società Gazprom. Per esempio la scadenza 2024 con cedola 5,125% (Isin CH0229318099), che quota con prezzo di 58 contro i 100 di emissione e rimborso, ma riferita alla più rischiosa banca Gazprombank, emanazione del gruppo petrolifero, oppure la scadenza 2019 con cedola 2,85% (Isin CH0226274261) della capogruppo Gaz Capital, che gira sui 78 contro i 100 di emissione e rimborso. In questo caso il rischio si riferisce prevalentemente all’emittente.

● bond di emittenti occidentali in rubli: l’opzione più praticata si riferisce alla classica BEI, Banca europea degli investimenti, con rating massimo (AAA), il cui portafoglio di bond nella divisa russa è abbastanza ampio. Nessuno di questi è pero quotato sul Mot italiano. In tal caso il rischio riguarda esclusivamente il rapporto di cambio fra rublo ed euro.

Delle tre ipotesi la seconda e la terza sono le meno rischiose, ma si addicono comunque solo a chi sia cosciente di trattare prodotti a fortissima volatilità.

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