La recente approvazione del decreto legge sulla cosiddetta “voluntary disclosure” – cioè sul rientro dei capitali detenuti illegalmente in altri Paesi (d.l. 28.01.2014 n° 4, G.U. 29.01.2014) – è stata letta favorevolmente dagli operatori del settore. Alla reazione immediata ha fatto seguito però un’analisi più approfondita, sulla base delle prime valutazioni riferite ai costi da sostenere. Le riduzioni delle sanzioni amministrative e delle (eventuali) pene sono un vantaggio, ma fino a che punto?

SVIZZERI PREOCCUPATI

Dalle parti di Lugano e dintorni si teme che i capitali restino in Svizzera. Non avete letto male! Il problema sta nel fatto che le banche elvetiche intendono fare piazza pulita del denaro trattenuto nelle loro casse da stranieri con posizioni fiscalmente irregolari. E quindi auspicano che la “voluntary disclosure” italiana  abbia successo. Calcolatrici alla mano, hanno formulato varie ipotesi e i risultati che ne sono derivati appaiono sconfortanti per chi debba mettersi in regola.

CHI HA SOLDI FUORI DA LUNGO TEMPO PAGHERA’ MENO

Chi detiene capitali Oltralpe da tanto tempo e ha quindi redditi riferiti a periodi non accertabili potrebbe essere favorito, con un’incidenza del costo complessivo su quanto accumulato di circa un 10-12%. Inoltre nel caso le disponibilità all’estero, non dichiarate nel modello RW di Unico, derivassero da eredità, vincite, redditi tassati in Italia e successivamente trasferiti oltre frontiera, gli unici oneri previsti in capo al contribuente sarebbero quelli relativi all’adesione alla procedura di “voluntary disclosure”.

CHI HA TRASFERITO CAPITALI RECENTEMENTE RISCHIA UNA DECURTAZIONE PESANTE

Chi invece si trovi ad aver trasferito i capitali in epoca più recente (con riferimento quindi prevalentemente o solamente a periodi accertabili) e ascritti a redditi non dichiarati in Italia si troverebbe sfavorito e costretto a pagare percentuali molto elevate di quanto portato all’estero. In Svizzera si ipotizzano in questo caso percentuali anche del 50%, cioè di fatto una decurtazione di metà di quanto detenuto.

MA PER ORA ESISTONO SOLTANTO STIME

Occorre precisarlo: si tratta di valutazioni basate sul testo del decreto legge, ma occorre attendere le circolari ministeriali per conoscere con esattezza i dettagli applicativi, che potrebbero comportare aspetti finora non presi in considerazione. Queste stime iniziali sono il risultato di interpretazioni magari troppo restrittive, sebbene esista il rischio opposto: ovvero che l’Agenzia delle Entrate – di fronte ad adesioni meno numerose del previsto – stringa i cordoni dell’operazione, perché comunque una certa parzialità non è da escludere.

IN ITALIA C’E’ OTTIMISMO

Diverso il giudizio prevalente in Italia, dove si valuta che il rientro dei capitali riporterà a casa quasi metà di quanto detenuto all’estero. Quelli in Svizzera si stimano sui 180/200 miliardi di euro, cui se ne aggiungerebbero 50 in altre aree di mondo. E’ difficile però stabilire quanto presente nella Confederazione non sia nel frattempo stato trasferito verso altri lidi più compiacenti. Una vicenda – quella delle “voluntary disclosure” – appena iniziata. Impossibile dire quando si concluderà.

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