I promotori finanziari hanno collocato molto più fondi bilanciati e flessibili rispetto alla media di mercato (e quindi delle banche), a discapito dei fondi monetari e obbligazionari. E’ quanto emerge dal confronto delle consistenze patrimoniali delle grandi reti di promotori finanziari italiani al 30 giugno scorso rese note da Assoreti con i numeri, alla stessa data, di Assogestioni, riferiti invece all’intero sistema fondi italiani.

Per la precisione, i fondi bilanciati pesavano per il 13,4% nei portafogli dei clienti dei promotori contro il 3,5% dell’intero sistema mentre i flessibili si attestavano a quota 16,9%, un punto percentuale in più rispetto al 15,8% della media di mercato. Al contrario, la clientela delle reti di promotori evidenziava un peso inferiore nei fondi monetari (3,8% contro il 6% dell’intero sistema), nei fondi obbligazionari (45,7% rispetto al 52,2%) e anche nei fondi azionari (che non andavano oltre il 19,4% del totale quando invece nell’intero sistema questi fondi pesano il 20,1%).

Proprio quest’ultimo dato deve far riflettere. Da una prima analisi, sembrerebbe che i promotori, che conoscono molto bene la storica diffidenza dei risparmiatori italiani verso la Borsa, abbiano preferito promuovere i fondi bilanciati e flessibili che permettono di assumere posizioni importanti sui listini finanziari (e quindi partecipare al trend rialzista dei mercati) ma meno rigide rispetto ai fondi azionari.

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