Rimangono vicini ai massimi da oltre due anni i principali titoli bancari italiani (nella foto la nuova sede milanese di Unicredit) dopo l’accelerazione rialzista delle ultime tre settimane. Il miglioramento dei Btp e il risk on sui mercati azionari mondiali sono stati i principali catalizzatori di questa risalita.

Il recupero dei titoli di Stato ha coinvolto tutti i Paesi dell’area periferica dell’eurozona. In Spagna, il Bono a 5 anni in asta ha registrato rendimenti ai minimi di sempre. Questa settimana l’Irlanda ha festeggiato l’uscita dal piano di salvataggio, tornando sul mercato primario con un nuovo decennale, collocato via sindacato, che ha ricevuto richieste quattro volte superiori all’offerta. Anche il Portogallo, che uscirà dal piano di aiuti a giugno prossimo, ha registrato un calo dei rendimenti nelle ultime settimane. Questo eccesso di euforia non risulta essere allineato con i fondamentali, visto i livelli di deficit/Pil e debito/Pil che caratterizza molti di questi Paesi. La sensazione è che molti operatori stiano iniziando a scontare una misura non convenzionale della Bce. Questa impressione trova conferma nelle parole di ieri di Mario Draghi, il quale ha usato un tono marcatamente accomodante che aprire lo spazio per un’azione concreta nei prossimi mesi.

In questo scenario i titoli bancari italiani, reduci da una corsa importante, potrebbero provare a respirare un po’ prima di riprendere la corsa al rialzo. Le uniche fonti di incertezza per il 2014 rimangono il quadro politico nazionale e l’Asset Quality Review della Bce. Un’eventuale caduta del governo Letta e un ritorno alle urne potrebbero rappresentare un ostacolo alla corsa di questi titoli. Verso la fine dell’anno invece saranno resi noti gli stress test della Bce che potrebbero portare qualche incertezza in più. Gli Istituti sopra citati non dovrebbero avere problemi a superare tali stress test, ma un eventuale sottocapitalizzazione di qualche banca nazionale e non potrebbe intaccare la fiducia degli investitori sull’intero sistema bancario con ripercussioni a catena.

UNICREDIT - Ieri ha messo pressione alla resistenza psicologica dei 6 euro, oltre la quale si creerebbero i presupposti per tornare a vedere area 7 euro. Delle eventuali prese di profitto potrebbero riportare le quotazioni verso 5,65 euro prima e 5,50 euro poi. Più pericoloso potrebbe essere il test al supporto dei minimi di dicembre a 5 euro, che potrebbe aprire a una fase discendente più marcata.

INTESA SANPAOLO – Si è avvicinato alla soglia dei 2 euro, salvo poi retrocedere oggi verso 1,90. Il supporto principale rimane collocato a 1,78, minimi da inizio anno. Da qui potrebbe aprirsi una fase di accumulazione che nel medio periodo potrebbe riportare il titolo a rivedere area 2 euro. L’eventuale superamento di questa resistenza getterebbe le basi per un allungo più marcato verso i 2,70 euro, picchi allineati tra fine ottobre 2010 e inizio 2011. Il supporto strategico rimane a 1,63 (livello più basso di dicembre), al di sotto del quale si tornerebbe verso i minimi di fine settembre a 1,50 euro.

Vincenzo Longo – Market strategist IG Italia

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