Con la nuova Direttiva europea sul risparmio il perimetro della tassazione dei redditi finanziari all’estero è destinato ad allargarsi anche a contratti assicurativi sinora esclusi come alcune tipologie di polizze vita o di capitale. Ecco, nel contributo per GenteMoney.it di Roberto Lenzi, avvocato patrimonialista esperto di diritto finanziario, quali sono le nuove regole che si stanno delineando e quali tipi di polizza potrebbero essere colpiti dalle nuove imposte UE.

LA NORMATIVA ATTUALE

Come è noto il 1° luglio 2005 è entrata in vigore nei 25 Paesi (ora 28) dell’Unione Europea la direttiva per la tassazione del risparmio dei cittadini residenti sotto forma di pagamento d’interessi (Direttiva 2003/48/CE del 2 giugno 2003), con l’obiettivo di ovviare a una situazione di disomogeneità tra redditi onshore (attratti a tassazione) e redditi offshore (che eludono in molti casi la tassazione) e finalizzata anche a garantire un prelievo minimo sui redditi finanziari (cosiddetta Euroritenuta). La stessa ha trovato applicazione in Italia con il disposto del D.Lgs. 18 aprile 2005 n. 84 (pubblicato in Gazzetta Ufficiale n.188 del 23 maggio 2005). Il provvedimento comunitario fu applicato anche in Paesi esterni all’UE: Svizzera, San Marino, Monaco, Andorra e Liechtenstein (Paesi terzi) da una parte; Guernsey e Jersey, Isola di Man, Antille olandesi, Aruba, Anguilla, Isole Vergini britanniche, Cayman, Montserrat, Turks e Caicos islands (territori associati o dipendenti).Fu fissata, in sostanza, una doppia opzione in materia. Scambio “automatico” d’informazioni tra Paesi, ovvero applicazione di una ritenuta alla fonte da parte dello Stato che eroga il reddito (inizialmente pari al 15%, poi passata al 20% dal 1° luglio 2008 sino al 1° luglio 2011 e del 35% per gli anni successivi) pagata per il 75% allo Stato di residenza del titolare del reddito e per il 25% allo Stato che eroga il reddito. La ritenuta era prevista per le sole persone fisiche (con esclusione di veicoli societari di qualsiasi natura) e per i soli redditi qualificati come “interessi”; restandone esclusi, di conseguenza, tutti quegli strumenti finanziari non qualificabili come produttori d’interessi (azioni, fondi comuni di natura prevalentemente azionaria, strumenti alternativi, polizze di capitalizzazione e vita ed altri strumenti caratterizzati e strutturati in maniera tale da non produrre interesse). L’opzione della ritenuta fu prevista per alcuni Paesi (Austria, Belgio, Lussemburgo), in quel momento storico con forti interessi interni alla tutela del segreto bancario, che condizionarono la loro partecipazione agli orientamenti comunitari solamente all’adesione delle “medesime” misure da parte di alcuni territori associati o dipendenti (alcuni dei quali aderirono poi allo scambio automatico) e di misure “equivalenti” da parte di Paesi terzi (vedere sopra).

NUOVO REGIME PIU’ VICINO

Il regime delineato si configurava come “transitorio”, con scadenza 2014 e per diventare definitivo – attraverso la generalizzata procedura dello scambio automatico d’informazioni – richiedeva l’”unanimità” di tutti i Paesi coinvolti.Si può rilevare come tale meccanismo non ha sortito (per i Paesi che percepiscono il reddito) gli effetti sperati in termini di gettito; vuoi per il ricorso a strutture societarie in cui inserire gli asset finanziari, vuoi per la limitazione alla sola voce “interessi”.Sono state proposte, invero, delle proposte di modifica della Direttiva quali: riferimento all’effettivo beneficiario economico introdotto dalla normativa antiriciclaggio, ampliamento della base di prelievo anche ai proventi di strumenti e prodotti finanziari non qualificabili come interessi e ai redditi generati a favore di persone giuridiche il cui avente diritto economico sia un contribuente della UE. Allo stato attuale, le forti pressioni internazionali in ambito Ocse e G20 e UE per arrivare in tempi brevi a uno scambio automatico d’informazioni generalizzato (non comprensivo della sola voce interessi) hanno fortemente indebolito la resistenza di molti Paesi nel ricondursi al concetto di “unanimità”. I veti di Lussemburgo e Austria sono ormai superati e presto anche altri Paesi daranno inevitabilmente il loro via libera.

POLIZZE VITA SORVEGLIATE SPECIALI

In questa situazione, il 24 marzo 2014 (Direttiva 2014/48/UE) che modifica la Direttiva 2003/48/CE) è stata presentata l’ultima versione del progetto della “Direttiva risparmio”, con l’obiettivo di allargare il raggio di azione del provvedimento attraverso un ampliamento del perimetro della tassazione anche a prodotti finanziari prima esclusi facendo leva anche sul concetto di beneficiario effettivo.I contratti assicurativi vita sono tra i sorvegliati speciali delle nuove norme. Gli stessi, invero, erano stati posti in vista della Direttiva sull’Euroritenuta attraverso due proposte, una della Commissione Europea (che fissava l’esenzione di comunicazioni attraverso lo scambio d’informazioni solo le polizze vite con rischio biometrico superiore al 5%) e una successiva del Consiglio europeo (che estendeva al 10%, il limite oltre il quale le polizze non sarebbero state attratte).

SARANNO TASSATI I REDDITI ASSICURATIVI ASSIMILABILI AL “PAGAMENTO DI INTERESSI”

Oggi, la nuova Direttiva (art. 6 riformulato) propone di includere nella definizione di “pagamenti d’interessi” gli strumenti finanziari equiparabili a quelli esplicitamente compresi nel campo di applicazione della normativa europea, quali prodotti strutturati equivalenti nella sostanza ai prodotti di credito e taluni prodotti assicurativi direttamente paragonabili a organismi di investimento collettivo per il fatto che il loro rendimento è legato a prodotti di credito o attivi assimilabili. In questo senso, la proposta considera “pagamenti d’interessi” soggetti allo scambio d’informazioni automatico i proventi derivanti da contratti assicurativi vita, se il contratto contiene una garanzia di rendimento minimo; oppure, il rendimento effettivo del contratto è legato per oltre il 40% (25% dal 1/1/2016) ad interessi o redditi a essi assimilati dalla direttiva.

In caso di trasferimento (parziale o totale) a terzi di un’assicurazione vita, il plusvalore del contratto al momento della cessione rispetto alla somma dei premi pagati sarà considerato come provento. Importi erogati in caso morte, invalidità o malattia dell’assicurato non sono compresi nel campo di applicazione della Direttiva.

La proposta indica anche l’ambito temporale di applicazione della Direttiva ai fini dello scambio automatico: proventi (come pagamento d’interessi) derivanti da contratti assicurativi sottoscritti dal 1° luglio 2014.Altresì i Paesi membri dovranno uniformarsi alle nuove disposizioni entro il 1° gennaio 2016. Con i nuovi contenuti viene sostanzialmente cambiato orientamento da parte della legislazione tributaria europea in materia di contratti assicurativi, ove non si farà più riferimento al rischio biometrico o demografico legato alla vita dell’assicurato (così come attualmente previsto in Germania), bensì a connotati di natura finanziaria (rendimento minimo o legato oltre ad una certa percentuale a proventi di natura finanziaria).

Roberto Lenzi- Avvocato, Lenzi e Associati

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