La Fed, la Banca Centrale Usa, aveva annunciato a fine primavera scorsa di essere intenzionata a ridurre l’immissione di liquidità al sistema finanziario. In pratica, dovrebbe porre termine agli acquisti mensili di titoli governativi e di obbligazioni anomale. Il Quantitive Easing (3) è quindi destinato a finire entro il prossimo anno. Nuova fase rialzista di tassi e rendimenti?

La comunicazione che abbiamo ricordato scatenò una vera e propria corsa al ribasso per gli indici azionari e per le quotazioni delle obbligazioni a cedola fissa, a partire dai titoli di Stato. Si palesava un aumento immediato dei rendimenti di mercato, dopo un lungo periodo di tassi a bassissimo livello (soprattutto nei Paesi definiti virtuosi). La stessa Fed corse ai ripari, dichiarando che l’approccio sarebbe stato graduale e che un aumento del tasso di riferimento non era in previsione, se non a fine 2014.

Premesso che la politica espansiva legata all’attuazione del QE3 non sarebbe durata in eterno, appare inevitabile che, a fronte di una ripresa dell’economia su scala globale (come si sta lentamente manifestando), il livello dei rendimenti, prima ancora di quello dei tassi ufficiali, sia destinato a portarsi su valori superiori rispetto agli attuali. In particolare nei Paesi che hanno a lungo beneficiato dell’effetto bene rifugio: Germania, in primis, ma anche altri Paesi cui è assegnato il massimo grado di affidabilità. Ѐ in quest’ottica che i Paesi meno virtuosi, tra cui il nostro, debbono produrre politiche che consentano loro di rivolgersi ai mercati finanziari, paradossalmente a costi decrescenti. Ed è possibile se, nel contempo, alcuni governi metteranno fine alle incertezze che ne hanno condizionato la strategia fino ad ora.

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