La nascita dei cosiddetti mini bond è riconducibile al regime normativo introdotto dal Decreto Sviluppo del 2012, anche se solo recentemente sono state lanciate sul mercato le prime operazioni.

CHI PUO’ EMETTERLI (COME SONO CAMBIATE LE REGOLE)

Sotto un primo profilo, di natura civilistica, la nuova disciplina consente “anche” alle società non quotate di minori dimensioni di potere emettere prestiti obbligazionari in un contesto che fino ad oggi era per loro di fatto precluso.  Sono escluse soltanto le micro-imprese, così come definite dalla raccomandazione 2003/361/CE della Commissione Europea del 6 maggio 2003: quelle che hanno meno di 10 addetti e  un fatturato o totale di bilancio annuo non superiore a 2 milioni di euro.

E’ noto, infatti, come dallo scoppio delle crisi finanziarie del 2007 (passando attraverso la crisi dei debiti sovrani del 2011), la domanda di credito al sistema bancario, da parte soprattutto delle realtà aziendali di minori dimensioni o comunque non dotate di una forte componente “relazionale” con il mondo bancario stesso, ha incontrato comunemente un muro invalicabile: quello degli istituti di credito a concedere finanziamenti. E questo non solo nei confronti di aziende fortemente indebitate e/o con scarse prospettive di consolidamento o di crescita; ma anche verso aziende “sane” ma senza risorse finanziarie per promuovere i lori piani di sviluppo. La nascita dei mini bond è collegata, pertanto, alla necessità di trovare nuove forme di finanziamento alternative al tradizionale credito bancario; soprattutto in una situazione di forte razionamento del credito (dovuto in parte, ma non solo, a discipline sempre più stringenti per le banche).

Anteriormente al Decreto Sviluppo, l’emissione di un prestito obbligazionario da parte di una società non quotata incontrava un forte ostacolo nell’art. 2412 del codice civile che consentiva alle società per azioni l’emissione di obbligazioni sostanzialmente a due condizioni connesse a limiti di carattere quantitativo (condizioni non necessarie per le emissioni di prestiti obbligazionari, da parte di società quotate, destinate a essere quotate in mercati regolamentati). Vale a dire:

  • che l’importo totale dei prestiti non fosse complessivamente superiore al doppio del capitale sociale, della riserva legale e delle riserve disponibili risultanti dall’ultimo bilancio approvato;
  • senza il suddetto limite, alla condizione che l’importo eccedente fosse destinato a investitori istituzionali e che, in caso di trasferimento successivo delle obbligazioni, l’ultimo soggetto cedente garantisse i successivi acquirenti (non investitori-professionali) della solvibilità della società emittente.

Con le nuove disposizioni, invece, l’emissione di un prestito obbligazionario può superare i limiti indicati sopra se le emissioni obbligazionarie sono destinate a essere quotate in mercati regolamentati o in sistemi multilaterali di negoziazione, oppure danno diritto di acquisire o di sottoscrivere azioni. Non si fa pertanto più riferimento al fatto che una società (che vuole emettere un’obbligazione) sia quotata o meno, bensì alla circostanza che il prestito obbligazionario venga quotato in un mercato regolamentato o in un sistema multilaterale di negoziazione. Ferme restando le norme poste a presidio degli investitori non professionali che consentono la sottoscrizione dei nuovi mini bond solo da parte di investitori istituzionali (banche, sim, sgr, fondi e assicurazioni) la normativa appare propedeutica a un successivo collocamento anche sul mercato degli investitori privati.

VANTAGGI FISCALI PER GLI EMITTENTI

Anche sotto un altro profilo, di carattere più squisitamente fiscale, le modifiche intervenute con il decreto sviluppo consentano maggiori facilitazioni.

In primo luogo, e con particolare riguardo all’azienda emittente, è consentita anche alle società non quotate la deducibilità integrale dal reddito d’impresa degli interessi passivi pagati sulle obbligazioni fino al 30% del margine operativo lordo (inteso come risultato della gestione caratteristica dell’azienda, prima degli ammortamenti e delle risultanze delle poste finanziarie) in luogo del precedente limite che fissava la deducibilità fino al doppio del tasso ufficiale riferimento (interesse) praticato dalla BCE aumentato di un terzo.

In secondo luogo, è stata eliminata la ritenuta d’acconto del 20% sugli interessi corrisposti agli investitori istituzionali italiani ed esteri (residenti in Paesi della cosiddetta white list).

In un successivo articolo esamineremo il nuovo mercato dei mini bond sia dal punto di vista sia delle aziende emittenti sia degli investitori.

Roberto Lenzi – avvocato, Lenzi e Associati

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