Il mercato offre un panorama di emissioni obbligazionarie che, secondo la tipologia, presentano un differente grado di rischiosità e rendimento. Le indicazioni che seguono sono in ordine crescente, dallo strumento meno rischioso a quello con elemento di rischio più elevato.

LE OBBLIGAZIONI “SENIOR”

I rischi per gli obbligazionisti sono più limitati. A costoro, infatti, in caso di default (insolvibilità) dell’emittente spetta il diritto di precedenza nel rimborso rispetto ai titoli “subordinati”. Pare opportuno evidenziare, comunque, che entro l’anno 2018 gli istituti di credito saranno sottoposti a una nuova regolamentazione (BRRD – Bank Ricovery and Resolution Directive) che introdurrà nuovi elementi nella gestione delle perdite per quelle banche che chiederanno aiuti (statali o meno) per la gestione del proprio passivo. Con ciò (salvo futuri correttivi), fino all’8% del passivo dovranno intervenire prima gli azionisti e poi (se necessario) gli obbligazionisti. In linea teorica, quindi, anche l’obbligazionista “senior” potrebbe essere coinvolto per raggiungere la soglia dell’8%.

LE OBBLIGAZIONI “SUBORDINATE”

Sono inquadrabili come titoli il cui rimborso, nel caso di liquidazione e fallimento dell’emittente, avviene dopo quello dei creditori ordinari (compresi gli obbligazionisti senior). Si distinguono prevalentemente per la tipologia di rischio (e di maggior tasso di rendimento) che le caratterizza.

Nel caso delle obbligazioni subordinate bancarie, le più diffuse sul mercato, le diverse tipologie possono, sostanzialmente, essere elencate così (in ordine crescente di subordinazione):

  • Obbligazioni TIER 3 - Hanno una durata generalmente compresa tra i 2 e i quattro anni. Sono meno diffuse delle altre, pur essendo abbastanza recenti. In caso di crisi dell’istituto, lo stesso non potrà utilizzare questi titoli per far fronte alle passività. E’ possibile che la banca centrale possa autorizzare la banca, in caso di difficoltà, a sospendere il pagamento del capitale e delle cedole.
  • Obbligazioni Lower Tier 2 - Hanno, in genere, una scadenza più lunga (minimo 10 anni). E’ previsto un rimborso obbligatorio al quinto anno, salvo che l’istituto di credito non proceda a tale scadenza infra-decennale a un aumento della cedola. In caso di “grave insolvenza” della banca, le cedole possono venire “sospese” (mentre il capitale può essere intaccato solo in caso di default).
  • Obbligazioni Upper Tier 2 -Di durata analoga alle precedenti, sono caratterizzate dal fatto che il pagamento della cedola possa venire “sospeso” in caso di “difficoltà” dell’ente creditizio. E’ prevista la cumulabilità del pagamento di tutte le cedole sospese al primo anno di utile dell’istituto bancario.
  • Obbligazioni TIER 1 - Rappresentano la categoria più rischiosa. Non hanno una scadenza definita (le cosiddette  perpetual, quelle senza una scadenza, possono entrare in questa categoria). In caso di liquidazione dell’emittente garantiscono ai possessori il privilegio rispetto ai detentori di azioni, ma sono subordinate rispetto a tutte le altre obbligazioni. Nel caso in cui la banca non paghi il dividendo agli azionisti, la cedola può essere “cancellata”. Così come può essere sospesa.Inoltre, in caso di perdite sistematiche, la banca potrà decurtare pro-quota il capitale nominale di queste obbligazioni, così come potrà sempre o rimborsare il capitale (il cosiddetto “call”) dopo un certo numero di anni in genere 10. (2- fine)

Roberto Lenzi – Avvocato, Lenzi e Associati

Leggi anche: Reddito fisso: obbligazioni subordinate-1, se le conosci sai cosa compri i (e eviti sorprese)

photo credit: gallogiancarlo via photopin cc