La ricerca e individuazione di forme di protezione del patrimonio è sicuramente argomento di estrema attualità in tempi di crisi economica. Qual è dunque il panorama di riferimento? Quali soggetti hanno necessità di protezione patrimoniale? Quali sono gli strumenti utilizzabili ?

La platea potenziale è assai numerosa. Non solo imprenditori individuali e soci di società di persone che rispondono con il proprio patrimonio personale per le obbligazioni contratte personalmente o dalla propria società,  ma anche tutti coloro che dovessero essere chiamati a rispondere ad una richiesta di risarcimento danni in genere. Quindi, non solo professionisti e lavoratori autonomi, ovvero sindaci, amministratori e revisori di società; ma, pure, qualunque soggetto (anche privato o dipendente) che si trovi a dovere fare fronte ad un qualsiasi risarcimento del danno procurato a terzi, laddove l’eventuale massimale assicurativo, sempre che esista, non soddisfi pienamente la richiesta risarcitoria.

Su un piano più squisitamente oggettivo, connesso cioè alla selezione degli strumenti utilizzabili, possiamo porre una premessa importante: in senso stretto, non è possibile stipulare strumenti negoziali ad hoc diretti ad introdurre limitazioni nella responsabilità. Il nostro ordinamento, infatti, è istituzionalmente preordinato a non consentire al debitore (in termini di ragioni di responsabilità civile, di violazioni di contratti e similari) di utilizzare specifici strumenti di protezione patrimoniale; ma solo di potere beneficiare, in ambito patrimoniale, di effetti protettivi  (in termini di limitazione delle responsabilità) che derivano direttamente nei soli casi previsti dalla legge, ovvero, indirettamente, per effetto della stipula di alcuni negozi giuridici che non sono preordinati alla protezione del patrimonio, bensì per altri fini (dai quali, però, scaturiscono effetti di protezione patrimoniale).

Vige, appunto, un principio generale inderogabile i cui dettami sono riconducibili all’art. 2740 del codice civile: in tema di “responsabilità patrimoniale”:

  • “il debitore risponde dell’adempimento delle obbligazioni con tutti i suoi beni presenti e futuri” (1° comma);
  • “le limitazioni della responsabilità non sono ammesse se non nei casi stabiliti dalla legge” (2° comma).

In altre parole, con riferimento al primo precetto, se un soggetto contrae un’obbligazione (da contratto o fatto illecito) e ne diviene responsabile verso un creditore, quest’ultimo potrà promuovere azione esecutiva nei confronti del patrimonio del debitore sulla base della composizione del patrimonio esistente, sia quando il debito fu contratto, ma anche conseguito nel tempo (incrementi successivi). Inoltre, dal secondo comma sopra descritto (precetto di natura imperativa), si evince come il principio dell’autonomia contrattuale privata (art. 1322 codice civile) trovi un limite nel dettame di cui sopra: non è consentito, cioè, stipulare strumenti negoziali ad hoc , dai quali derivino limitazioni di responsabilità; bensì, più propriamente, introdurre casi di limitazione delle responsabilità nei soli casi previsti e consentiti dalla legge. (1- continua)

Roberto Lenzi - Avvocato, Lenzi e Associati

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