Del domani non c’è certezza, ma nemmeno per i vostri soldi c’è certezza. Nelle ultime settimane sono ricominciate a circolare insistenti voci di valutazioni da parte di tecnici del ministero dell’ Economia e Finanze di quale sarebbe l’impatto di un prelievo forzoso sulla liquidità detenuta nei conti correnti degli italiani. E’ più che logico che studi di questo tipo siano realizzati, ma ciò non vuol dire nulla. Per ora nessuna ipotesi concreta è al vaglio dei vertici ministeriali, né tanto meno del Governo. Ciò non esclude che l’investitore più prudente valuti con attenzione una manovra – lo ripetiamo – oggi marginale, ma non impossibile.

I RENDIMENTI DISCRETI PORTANO MOLTI A ESAGERARE CON LA LIQUIDITA’

Queste indiscrezioni, forse fatte circolare ad arte, devono comunque tradursi in un risultato concreto. Gli italiani preferiscono ormai da anni affidare parte dei propri risparmi ai conti deposito, che almeno qualcosa garantiscono rispetto ai conti tradizionali. Attualmente la media dei rendimenti su depositi bloccati si aggira sull’1,50-1,75% a 12 mesi, che – detratti tasse e costi – si riducono a uno 0,90-1,25%. Meglio di niente!

A molti però le voci di prelievi forzosi hanno fatto gelare il sudore, perché non c’è sicurezza che i conti deposito ne siano esenti. E’ indubbio che – tecnicamente parlando – quando essi sono di tipo bloccato (cioè con restituzione del capitale solo a scadenza) la possibilità di una riscossione coercitiva sarebbe negata dalla logica dei fatti. Però non sempre i conti deposito sono vincolati e inoltre potrebbe scattare un meccanismo di extra tassazione a scadenza, così come avviene d’altra parte per la normale imposta sulle rendite finanziarie. Occorre poi ricordare che il rapporto fra liquidità detenuta su conti tradizionali e quella lasciata su conti remunerati è a favore di questi ultimi, sebbene non esistano dati certi al proposito. Ne consegue che un prelievo forzoso riuscirebbe solo se esteso a tutte le tipologie di rapporti bancari. Il risultato concreto di cui si diceva? Considerare la liquidità non come una scelta strategica di investimento, quanto come un inevitabile passaggio da un impiego a un altro.

MA I 100.000 EURO VARREBBERO ANCHE IN QUESTO CASO

Il vero motivo che porta a una certa tranquillità anche nell’ipotesi funesta, ma poco probabile, di un’operazione di tale tipo è che comunque – se adottata come nel caso di altre esperienze – scatterebbe  oltre i 100.000 euro. Buona parte dei risparmi sarebbero quindi protetti e, in ogni caso, per i più fortunati detentori di capitali oltre tale livello, posseduti in liquidità, è consigliabile trasferire la relativa quota su obbligazioni a breve scadenza, per esempio a tasso variabile, che in molti casi garantiscono rendimenti equivalenti a quelli di un conto deposito. I modi per proteggersi sono quindi semplici e vanno applicati sull’onda di un principio: meglio prevenire che curare.

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