Era una giornata che si annunciava negativa, ma che lo diventasse così tanto forse nessuno lo pensava. E l’Italia è la più colpita in assoluto. Milano ieri ha perso tanto (-3,9%), perché si ha l’impressione che l’annuncio di Draghi abbia voluto dire che il tanto atteso QE (Quantitative Easing) – inteso come “misure con convenzionali”, in altre parole l’acquisto di titoli di Stato – si realizzerà solo in presenza di un ulteriore peggioramento della crisi, ammesso che si faccia. In realtà la reazione della piazza italiana è apparsa esagerata; già negli ultimi giorni la BCE aveva fatto capire infatti come in discussione ci fossero solo l’acquisto di Abs e covered bond.  I ribassisti non hanno fiducia in tali interventi, in parte sbagliando. Draghi ha parlato di un’operazione da 1000 miliardi di euro, azione pesante e capace di tradursi in un sollievo per l’economia, se applicata in modo corretto.

E ORA COSA SUCCEDE AI TITOLI DI STATO?

Il vero problema è di capire se la reazione inciderà anche sulla tenuta dei titoli di Stato, specialmente italiani, sorretti nelle ultime settimane dalla speranza di un QE all’europea. Il primo contraccolpo per lo spread non è risultato così negativo come ci si poteva attendere. Le banche sono state colpite nel timore di un crollo dei prezzi di Btp e compagni, ma l’impatto ha superato il calo delle nostre obbligazioni, forse nel timore che nei prossimi giorni le vendite avranno il sopravvento per queste ultime.

LA VOLATILITA’ DIVENTA LA CHIAVE DI VOLTA PER I MERCATI

E’ prevedibile – come avevamo già segnalato nelle scorse settimane – che ora la volatilità dei listini sia padrona. Un rimbalzo è possibile già nel breve periodo, poiché l’eccesso di ieri appare spropositato, ma l’umore si conferma assai negativo, anche perché si ha l’impressione che non solo Draghi abbia ceduto alle pressioni tedesche di non intervenire con un QE ma abbia mandato un pesante messaggio ai Governi di rispettare i paletti del risanamento dei conti pubblici. In altre parole ha fatto un’operazione politica, rischiosa ma decisa. E questo ai mercati non è proprio piaciuto, per una preoccupazione di fondo: che in condizioni così difficili la Troika (composta da Banca Centrale Europea, Fondo Monetario Internazionale e Commissione Europea), si avvicini sempre più a qualche capitale mediterranea.

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