Quanto è destinato a durare l’euro? Avrà lunga vita o hanno ragione i pessimisti che ripetono che non sopravviverà alla crisi e alle difficoltà degli Stati che ne fanno parte? Pubblichiamo l’analisi – che sostanzialmente condividiamo – di Anthony Doyle, che fa parte del team del reddito fisso di M&G Investments, una delle maggiori società indipendenti di gestione del risparmio. Ecco la terza parte.

È trascorso un anno da quando il Presidente della BCE Mario Draghi (nella foto) ha tenuto uno dei discorsi più importanti nella storia europea, affermando: “Durante il nostro mandato, la BCE è pronta a salvare l’euro, a qualunque costo. E credetemi: sarà abbastanza”. Nel pronunciare queste parole, Draghi ha convinto i mercati che la BCE ha una potenza di fuoco illimitata per sostenere i Paesi membri, in particolare Italia e Spagna. Immediatamente i rendimenti delle obbligazioni sovrane (titoli di Stato, ndr) dei Paesi periferici sono scesi da livelli pericolosamente elevati, che rendevano l’indebitamento insostenibile nel lungo termine, e sono attualmente molto più bassi rispetto a un anno fa. Si può dire che il mercato confida ancora in Draghi e oggi sconta il rischio in maniera più adeguata. Ora che la BCE sembra più incline a fornire indicazioni per il futuro, non si può escludere l’attuazione in tempi brevi di ulteriori misure di politica monetaria non convenzionali, come una nuova tornata di LTRO (operazioni di rifinanziamento del sistema, ndr) Nessun Paese ha abbandonato l’Unione Economica e Monetaria Nonostante le difficoltà – le prospettive fosche, i livelli record di disoccupazione e di debito, il prelievo forzoso sui depositi bancari proposto a Cipro – nessun Paese ha abbandonato l’UEM, che si è anzi arricchita di nuovi membri (la Slovacchia nel 2009 e l’Estonia nel 2011) e potrebbe persino accoglierne di nuovi (la Lettonia nel 2014). I Paesi europei rimangono aperti agli scambi commerciali, continuano a recepire le politiche europee e non hanno fatto ricorso a misure protezionistiche. La regolamentazione bancaria nell’UE è diventata più rigorosa, il sistema finanziario si è stabilizzato e sono stati introdotti nuovi requisiti patrimoniali per le banche. L’Europa resta per noi una grave fonte di preoccupazione. Un’unione monetaria di successo richiede infatti un’integrazione non solo politica, ma anche economica. Le autorità europee devono accettare maggiori limiti alla propria autonomia politica, e questo sarà difficile da ottenere. La convergenza economica è una necessità. Cosa forse ancor più preoccupante, un mix di debole domanda interna, austerità, bassi salari ed elevata disoccupazione comporta costi politici e alimenta le tensioni sociali. Tuttavia, dati i risultati passati ottenuti da UE e BCE,  e per le ragioni sopra elencate, forse l’euro potrebbe sopravvivere molto più a lungo di quanto alcuni analisti economici attualmente non si aspettino.

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Leggi la seconda parte dell’articolo http://gentemoney.leonardo.it/perche-leuro-sopravvivera2-la-germania-e-la-cina-deuropa/

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