Le dispute nelle aziende familiari coinvolgono da sempre non solo i nomi più noti dell’imprenditoria italiana, ma  anche e soprattutto le realtà minori: quella miriade di imprese di piccola e media dimensione, non necessariamente quotate, che costituiscono l’ossatura dell’economia italiana.Quante volte abbiamo assistito a liti ereditarie? Beni privati ed aziende, infatti, sono da sempre al centro delle problematiche che riguardano il patrimonio familiare e i diritti di successione dell’azienda di famiglia.La trasmissione della ricchezza familiare è tema così importante e delicato che coinvolge gli interessi  più differenti dei soggetti che vi sono coinvolti: dalle volontà del capo famiglia alle aspettative degli eredi legittimi o meno; fino addirittura ad attrarre, in alcuni casi, anche terzi estranei alla famiglia, tra cui lo Stato.

In tale contesto, gli elementi che intervengono sono molteplici e riguardano vuoi la componente psicologico-emozionale; vuoi la composizione patrimoniale;  vuoi la struttura familiare; vuoi, ma non ultimi, i vincoli di natura civilistica che antepongono, di regola, a qualsiasi desiderio del “de cuius” (colui che lascia l’eredità, nel linguaggio giudirico) il soddisfacimento dei diritti ereditari di alcuni soggetti: i cosiddetti legittimari.Nella cultura italiana, infatti, al centro della società c’è la famiglia. Vi è, pertanto, una notevole differenza rispetto al modello inglese (e anglosassone in generale) in particolare dove non esistono regole che stabiliscono le quote per i legittimari, intervenendo la discrezionalità del giudice (Inheritance Act del 1975) a stabilire, di volta in volta, le quote rivendicate e spettanti a quei soggetti (detti “dependents”), coniuge-convivente–figli consanguinei-figliastri, che al momento della morte dipendevano dal de cuius. Invece in Italia  non è possibile diseredare nessun avente diritto, tranne pochissimi casi di esclusione ben individuati dalla legge. Per il codice italiano, di matrice napoleonica, il coniuge ed i figli hanno eguali diritti; sono messi sullo stesso piano il figlio che merita con il figlio dilapidatore  e scapestrato, e/o con il coniuge fuggito in Polinesia con l’amante.

E’ ORA DI RIVEDERE IL DIRITTO EREDITARIO PER IL BENE-AZIENDA

In tal senso forse una revisione del diritto ereditario, in relazione alla quale è stata presentato qualche anno fa in Senato un disegno legge (n. 1043 del 2006), potrebbe essere l’occasione di adeguare l’istituto ai mutati tempi; per lo meno per ciò che concerne il bene-azienda. Il proprietario dell’impresa, che voglia garantire continuità aziendale, premiando il figlio più meritevole e più adatto imprenditorialmente, ovvero designare anche un terzo, deve oggi fare i conti con il soddisfacimento dei diritti di tutti gli aventi causa. E, quindi, tacitarli con altri beni (se esistenti) frammentando e polverizzando in tal modo il patrimonio; oppure attingendo alle risorse monetarie aziendali, distogliendo magari il capitale necessario allo sviluppo dell’impresa per investimenti, ricerca e sviluppo. Anche se è vero che una tale rivisitazione non potrebbe non tenere conto di altri aspetti familiari o delle eventuali manipolazioni che potrebbero coinvolgere il pater familias: proviamo a pensare a banali conflitti caratteriali con uno degli eredi, oppure all’invaghimento in età senile per una persona estranea al nucleo familiare.

Ciò premesso, è comunque da considerare che le proprietà delle piccole e medie  imprese familiari storiche sono giunte alla terza o quarta generazione; non c’è più alla guida una famiglia “mononucleare”, cioè un singolo nucleo familiare che possiede l’azienda e guida la gestione. Spesso incontriamo gruppi plurifamiliari allargati con numerosi altri soggetti che vi inseriscono: nipoti, eventuali figli di secondo letto, coppie di nazionalità e culture diverse, ed altri ancora. Una simile realtà potrebbe quindi necessitare di una nuova regolamentazione che cerchi perlomeno di mediare tra la visione classica della famiglia e i mutamenti che sono intervenuti: economico-finanziari da un lato e generazionali dall’altro.

In ogni caso il quadro attuale del diritto successorio, come accennato, prevede oggi un ruolo di primo piano per determinati soggetti; quelli caratterizzati, cioè, da un rapporto di intensa familiarità con il de cuius e proprio per questo preferiti ad altri. Le norme che regolano la successione in Italia saranno oggetto del prossimo articolo.

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