Il Patto di famiglia è per sempre? Una volta stipulato il patto si può rompere oppure è immodificabile? La domanda può apparire forse legittima se rapportata a vicende familiari non ipotizzate, impreviste, o comunque nuove subentrate successivamente al patto.

E’ espressamente previsto che solamente le persone che hanno concluso il patto possono chiederne lo scioglimento (per mutuo dissenso) ovvero la modifica sino alla data di apertura della successione (evidente, data la compartecipazione del cedente al patto) mediante un nuovo contratto con le medesime caratteristiche o recesso (cosiddetto convenzionale) se espressamente previsto. Si ripristinerebbe in tal modo la situazione ex ante (aziende o quote riportate nel patrimonio del disponente e restituzione da parte dei non assegnatari di quanto ricevuto a titolo di liquidazione).

PATTO DI FAMIGLIA E FISCO

Sotto il profilo fiscale, e in generale, valgono le disposizioni relative alle successioni e donazioni, con le aliquote previste in funzione del rapporto tra disponente e beneficiario. Al patto di famiglia, però, è riconosciuto il beneficio del non assoggettamento alla tassa sulle successioni e donazioni qualora:

  • il trasferimento avvenga a favore dei discendenti (la norma, in realtà, include anche il coniuge che potrebbe rilevare, ad esempio, nei conferimenti dell’azienda o delle quote in un trust) e sia costituito da aziende, rami di azienda, azioni o quote sociali;
  • le partecipazioni trasferite consentano all’assegnatario di acquisire o integrare la maggioranza dei voti in assemblea;
  • gli assegnatari proseguano l’esercizio dell’attività di impresa o detengano il controllo per un periodo non inferiore a cinque anni dalla data di trasferimento.

CONCLUSIONI

L’istituzione del Patto di famiglia ha rotto un tabù: la totale immodificabilità  del diritto ereditario, facendo sperare che quest’ultimo possa trovare occasione di ulteriori cambiamenti più  idonei al passo dei tempi ed al mutato scenario geo-economico imprenditoriale. I processi di cambiamento, infatti, hanno subito una forte accelerazione, che mal si concilia con principi, validi sicuramente sotto il profilo della tutela della famiglia, ma ancorati ancora a forti rigidità e forse oggi in parte inadeguati.

Il patto di famiglia è uno strumento che ha trovato sino ad oggi scarsa applicazione; probabilmente per specifiche caratteristiche (tacitazione dei legittimari, imprenditore con più figli, ecc.) o per alcune variabili peculiari che potrebbero insorgere (legittimari sopravvenuti, diritto societario prevalente, difficoltà nel reperimento di risorse finanziarie per soddisfare i legittimari, ecc.). Tuttavia, le particolari agevolazioni in caso di cessione di partecipazioni di maggioranza ed un contesto familiare dove regni una buona armonia sono elementi che possono permettere un’utilizzazione dell’istituto.

Il passaggio generazionale nelle imprese di famiglia è momento così delicato che non può neppure essere ipotizzato se non attraverso la presa di coscienza dell’imprescindibilità della sua pianificazione. In gioco vi sono componenti emotive, familiari, patrimoniali, aziendali, civilistiche e culturali. Il passaggio del testimone deve trovare motivi e percorsi economicamente credibili e realisticamente convenienti, oltre a interlocutori qualificati, in grado di potere dialogare nella specifica materia a 360 gradi con l’imprenditore ed individuare, così, la soluzione più idonea alla specifica realtà familiare. Senza approcci superficiali o con l’intervento di consulenti “interessati”, tuttologi o improvvisatori. E, perché no? , sincerandosi sempre dell’esperienza acquisita dai professionisti a cui ci si rivolge, verificando che sia stata provata anche sul campo.

Roberto Lenzi – Avvocato, Lenzi e Associati

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