Una seconda variabile che potrebbe dover essere affrontata nella predisposizione di un Patto di famiglia è legata alle vicende familiari che coinvolgono l’imprenditore stesso.Costui potrebbe essere vedovo al momento della stipula del patto e sposarsi successivamente, lasciando, quindi, superstite alla sua morte il nuovo coniuge; oppure, potrebbe successivamente divorziare e contrarre un nuovo matrimonio; ovvero ancora avere nuovi figli (legittimi, naturali, adottivi).

Evidente, in questi casi, che tutti questi nuovi soggetti vanterebbero gli stessi diritti di coloro che erano legittimari al momento della stesura del patto, altrimenti si troverebbero sfavoriti rispetto agli altri. Per costoro la legge prevede la possibilità di chiedere ai beneficiari del patto (assegnatari e partecipanti non assegnatari) il pagamento di una somma pari alla quota che sarebbe loro spettata se avessero partecipato al patto (oltre agli interessi legali). Appare chiaro, quindi, che una risoluzione pratica di questo problema appare piuttosto complicata; addirittura difficilissima se non vi fosse un riferimento di stima sull’azienda donata all’epoca in cui fu stipulato il patto.

SE L’IMPRENDITORE NON VUOLE  USCIRE DI SCENA

Una terza variabile è tipica delle caratteristiche proprie dell’imprenditore. Costui è generalmente legato alla propria azienda da un cordone ombelicale. La ritiene un proprio gioiello da maneggiare con cura. Del resto, come dargli torto (non credete ?). Difficile ipotizzare una sua definitiva uscita di scena al momento della trasmissione della stessa. Più realistico, invece, pensare ad una sorta di co-gestione con il discendente (o i discendenti) designato; tale, comunque, da non relegarlo ad un ruolo marginale. In tali ipotesi, è lecito ipotizzare la nascita di accordi particolari (patti parasociali o altro) finalizzati a consentire il mantenimento in capo all’imprenditore di un effettivo ruolo nella gestione.

Un’ultima variabile è connessa alle disposizioni in materia di impresa familiare e societaria.Queste sono espressamente richiamate dalle norme che disciplinano il Patto di famiglia, e con le stesse occorrerà rapportarsi affinché il patto sia attuabile. In altre parole, il Patto dovrà rispettare le regole tipiche delle società e delle singole discipline adottate di volta in volta dalle società nell’ambito della loro autonomia operativa. A titolo esemplificativo e con riferimento all’impresa familiare, si può escludere che quanto attribuito ai legittimari non assegnatari possa costituire un corrispettivo per la loro eventuale svolta nell’ambito dell’impresa o quantomeno considerarsi come integrazione agli utili di impresa.

CESSIONE DI QUOTE SOCIALI

Con riguardo invece alla cessione di quote sociali, ci potremmo trovare di fronte a due situazioni, diverse a seconda che l’azienda sia riferita a società di persone oppure di capitali. Nel primo caso, la cessione di quote rappresenta modifica del contratto sociale che, in assenza di una diversa pattuizione, deve essere approvata dai soci all’unanimità o dalla maggioranza dei soci che rappresentino la maggioranza del capitale sociale in caso di società in accomandita. Nella seconda fattispecie, il Patto di famiglia dovrà tenere conto di eventuali limiti o vincoli connessi a determinate clausole (gradimento, prelazione, ecc) e ottenere il nulla osta da parte degli organi sociali.

Roberto Lenzi – Avvocato, Lenzi e Associati

Leggi la prima parte dell’articolo

Leggi la seconda parte dell’articolo

Leggi la terza parte dell’articolo

photo credit: giuliaduepuntozero via photopin cc