Appare evidente come l’introduzione del Patto di famiglia abbia ridimensionato sensibilmente il rischio della dissoluzione dell’impresa per effetto della scomparsa del suo titolare. Tuttavia, il contesto in cui esso viene ipotizzato (imprenditore ancora in vita), le modalità previste per la sua attuazione (soggetti che intervengono e natura dei beni oggetto del patto) oltre alle possibili vicende societarie (governo attuale e futuro dell’azienda), sono tutti elementi che possono anche concorrere a creare delle aree critiche, che occorre valutare e gestire; onde evitare, poi, di trovarsi invischiati in situazioni che comprometterebbero l’intera operazione.

LA COMPENSAZIONE DEI LEGITTIMARI

Una prima variabile da considerare è legata alla “compensazione dei legittimari da parte degli “assegnatari”. Nelle realtà imprenditoriali italiane a conduzione familiare, non è azzardato ipotizzare che possano esistere concrete possibilità che coloro che sono chiamati a subentrare nella gestione aziendale non abbiano le risorse finanziarie sufficienti per tacitare i familiari non beneficiari dell’attribuzione dell’azienda. Il valore dell’azienda, infatti, potrebbe essere assai elevato e le eventuali disponibilità dei potenziali assegnatari non sufficienti a compensare tale valore.

In tale contesto, le disposizioni di legge consentono di prorogare per un determinato lasso di tempo il soddisfacimento delle ragioni dei “partecipanti non assegnatari” e consentire agli assegnatari di reperire le disponibilità atte al soddisfacimento dei legittimari. Tale particolarità, però, necessita che il patto di famiglia preveda espressamente questa ipotesi e che il successivo contratto sia dichiarato collegato al primo; oltre al fatto che allo stesso vi partecipino gli stessi soggetti che hanno partecipato al primo contratto o coloro che li abbiano sostituiti (eredi o aventi causa). Il tutto pena la non validità dell’intero accordo. Il finanziamento del discendente dell’imprenditore diventa, quindi, elemento fondamentale per superare questa impasse.

TRE POSSIBILI SOLUZIONI

Alcune soluzioni (eventualmente in combinazione tra loro) possono essere individuate in:

  • monetizzazione di cespiti individuali;
  • ricorso al sistema bancario con consequenziale prestazione di garanzie individuali (ipoteca sui beni personali o aziendali, pegno sulle partecipazioni, ecc.);
  • ricorso a formule di family buy out .

SCHEMA DI FAMILY BUY OUT CON RICORSO ALLA LEVA FINANZIARIA

1) Il    beneficiario dell’attività aziendale costituisce una nuova società (newco)
2) La  newco ottiene la concessione di un finanziamento bancario finalizzato
3) Tramite il finanziamento bancario la newco acquisisce l’azienda di famiglia, utilizzando quale prezzo da corrispondere al discendente assegnatario il finanziamento bancario
4) La newco, a fronte del finanziamento ottenuto, concede in pegno alla banca le partecipazioni dell’azienda di famiglia
5) L’azienda di famiglia viene fusa nella newco, in modo tale che il flusso finanziario necessario a ripagare la banca provenga dalle stessa azienda di famiglia

Il valore da attribuire all’azienda (o alle partecipazioni), peraltro, costituisce elemento assai rilevante nella dinamica dell’istituto in questione. L’intervento di un perito può rivelarsi necessario non soltanto nel contesto di operazioni di finanziamento, ma anche quando non vi sia accordo tra i partecipanti al patto sul valore da attribuire all’azienda. E quante volte, su questo valore, vi sono stati contrasti tra gli stessi soci ? Non è, forse, abbastanza reale la situazione dell’imprenditore che sovrastima il valore della stessa caricandola di significati economici di natura affettiva ma difficilmente stimabili sotto il profilo economico stesso?

Roberto Lenzi - Avvocato, Lenzi e Associati

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