Lo schema del Patto di famiglia presuppone l’esistenza di alcuni elementi soggettivi ed altri di natura oggettiva.

ELEMENTI SOGGETTIVI

il patto richiede la presenza dei seguenti protagonisti, pena la sua invalidità:

  • Soggetto cedente - Il riferimento è riconducibile alla figura dell’imprenditore in senso stretto oppure a quella del titolare di partecipazioni societarie che siano espressione di un’attività imprenditoriale (non come mero investimento). Entrambi sono posti nelle condizioni di  trasferire rispettivamente l’azienda o un ramo di essa (imprenditore) o le partecipazioni societarie (di maggioranza o minoranza) ad uno o più discendenti.
  • Soggetti assegnatari - Uno o più che siano, possono essere solamente discendenti del cedente: figli legittimi, naturali, adottivi e nipoti in linea retta; con ciò escludendo soggetti diversi come fratelli, nipoti non in linea retta, coniuge anche se legalmente separato senza addebito di separazione, ecc.
  • Partecipanti non assegnatari - Identificabili in tutti coloro che sarebbero “legittimari” (cioè, gli eredi che la legge prevede non possano essere esclusi dall’asse ereditario) se al momento della stipulazione del patto si aprisse la successione dell’imprenditore. Nel caso in cui tra i legittimari siano presenti minori, interdetti o inabilitati occorrerà anche la preventiva autorizzazione del giudice tutelare.

ELEMENTI OGGETTIVI

Un secondo profilo, più squisitamente oggettivo, richiede che il trasferimento di azienda o partecipazioni societarie possa avere efficacia nella misura in cui si attui, a fronte dello stesso, una sorta di compensazione (attribuzione in denaro o in natura) da parte degli assegnatari a favore dei familiari che non partecipino all’attività aziendale (i cosiddetti “partecipanti non assegnatari”), a meno che questi ultimi non vi rinunzino, in tutto o in parte.

ANTICIPAZIONE DELLE SPETTANZE AI LEGITTIMARI

Ci troviamo in presenza, dunque, del soddisfacimento delle ragioni dei legittimari attraverso il versamento da parte degli eredi assegnatari di una somma di denaro (o beni in natura) corrispondente al valore di legittima e calcolata come se la successione si aprisse in quel momento: in pratica, un’anticipazione ai legittimari di quanto loro spetterebbe sui beni, oggetto del patto, che altrimenti cadrebbero in successione.

Per effetto di ciò, saranno inibite ai legittimari, al momento dell’apertura della successione, sia l’azione di riduzione (contro le disposizioni lesive della quota di legittima) che la collazione (conferimento, da parte degli eredi, nella massa attiva del patrimonio ereditario accettato le liberalità ricevute in vita dal defunto, in modo da dividerle con gli altri coeredi in proporzione delle rispettive quote).

Roberto Lenzi – Avvocato, Lenzi e Associati

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