In un corretto approccio alla pianificazione successoria possono essere individuati degli strumenti in grado di consentire al “de cuius” (chi lascia l’eredità, in linguaggio giuridico) di regolare la propria successione sotto il profilo qualitativo; essendovi oggi forti compressioni al diritto di disporre la destinazione del parimonio sotto il profilo quantitativo.

Tra questi strumenti vi sono il Patto di famiglia e il Trust .

PATTO DI FAMIGLIA

L’utilizzo del Patto di famiglia, che  in Italia ha trovato sinora scarsa applicazione, può risultare particolarmente funzionale qualora nell’asse ereditario vi siano aziende o quote di  di controllo nelle stesse.

La Legge Finanziaria per l’anno 2007 e la circolare dell’Agenzia delle Entrate 3/E del 22 gennaio 2008 hanno previsto infatti una completa esenzione del pagamento dell’imposta di successione e donazioni qualora il patto di famiglia abbia come oggetto il trasferimento di quote o azioni sociali che attribuiscono il controllo della società e a condizione che all’atto della stipula del patto di famiglia i beneficiari del trasferimento si impegnino a proseguire l’esercizio dell’impresa o a detenere le quote per almeno cinque anni.

Il Patto di famiglia, alla cui stesura devono partecipare tutti i soggetti che vantano diritti sull’asse ereditario, è strumento di ottimizzazione del passaggio generazionale nel contesto in cui consente di trasferire l’azienda di famiglia (o le partecipazioni societarie) ai familiari diretti, preservandola dal rischio dell’azione di riduzione e collazione. Presupposto ideale per un eventuale utilizzo di questo istituto è infine una limitata litigiosità familiare.

TRUST

Esenzioni analoghe a quelle del Patto di famiglia sono previste anche nel caso del  Trust. L’utilizzo in Italia di questo istituto è stato introdotto con la legge 364 del 1989 con la quale l’Italia ha recepito la convenzione dell’Aja del 1° luglio 1995. Con la Legge Finanziaria per l’anno 2007 , con le circolari dell’Agenzia delle Entrate n. 48/E dell’agosto 2007 e n. 3/E del 22 gennaio 2008 e con l’ultima Risoluzione dell’Agenzia delle Entrate n. 110 del 23 aprile 2009 sono invece stati definiti gli aspetti di fiscalità diretta e indiretta.

L’uso del Trust, oltre che nell’ambito di successioni d’azienda, può rappresentare un utile strumento per la gestione di passaggi generazionali che vedono coinvolti soggetti deboli o minori che del Trust divengono beneficiari. In generale, elementi caratteristici e distintivi del Trust sono:

- la separazione o segregazione dei beni apportati in Trust dal patrimonio personale del Trustee, il soggetto che riceve beni e diritti da chi dispone il Trust  (detto “settlor”);

- l’attribuzione al Trust  (che opera attraverso il trustee) del potere di disporre dei beni conferitigli nei termini e nel rispetto delle finalità stabilite nell’atto istitutivo del Trust  medesimo.

L’utilizzo del Trust può essere particolarmente utile soprattutto nelle fasi propedeutiche all’apertura di una successione e in particolare quando nell’asse ereditario vi sono beni immobili che, se conferiti nel fondo, possono essere più facilmente trasferiti (anche mortis causa) in una polizza dedicata o in un trust.

photo credit: SalFalko via photopin cc