Sciolti i dubbi sul “tapering” (la riduzione graduale degli stimoli della Fed all’economia è stata avviata), l’oro perde ora anche l’ultimo driver che potesse arginare la corsa al ribasso dell’ultimo anno. Dai massimi di ottobre 2012 (a 1.800 dollari/oncia) l’oro ha registrato una performance negativa del 34% tornando intorno ai 1.200 dollari. Questo calo è riconducibile principalmente a un forte deflusso da parte degli investitori istituzionali, Etf in primis, che hanno ridotto lo stock di oro nelle proprie casseforti via via che la propensione al rischio cresceva sul mercato.

SOTTO PRESSIONE

Per i prossimi mesi l’oro rimarrà sotto pressione principalmente per due motivi. In primo luogo, la continuazione del tapering della Federal Reserve dovrebbe allontanare i timori di un’accelerazione dei prezzi al consumo. Già in diverse aree geografiche (principalmente in Europa e in Usa) abbiamo assistito negli ultimi mesi a un rallentamento dell’inflazione grazie al calo dei prezzi degli energetici. Questa tendenza potrebbe proseguire nel corso del 2014 riducendo la domanda da parte degli investitori internazionali. In secondo luogo, l’apprezzamento del dollaro statunitense atteso, a causa del tapering, potrebbe pesare sulle quotazioni delle commodity in generale, oro incluso. Anche dal punto di vista fondamentale non c’è motivo di essere ottimisti. L’India, primo consumatore al mondo, potrebbe registrare una riduzione della domanda viste le barriere doganali imposte dal governo e le difficoltà che il Paese sta trovando nel salvaguardare il valore della rupia.

L’ANALISI TECNICA

Dal punto di vista tecnico, l’oro si sta dirigendo verso i 1.180 dollari/oncia, punto più basso toccato nel corso delle contrattazioni il 28 giugno 2013. Il cedimento di questo livello aprirebbe a una discesa verso un test alla trendline che congiunge i minimi di novembre 2012 con quelli di ottobre 2013, in transito ora a 1.160 dollari. Il target principale rimane a 1.100 dollari, livello che potrebbe essere raggiunto entro la primavera del 2014, quando Janet Yellen prenderà la presidenza della Fed, con una possibile seconda tornata di riduzione degli stimoli monetari. Tentativi di recupero potrebbero alimentare rialzi sino a 1.212 dollari e poi verso 1.250 dollari, livello a partire dal quale le vendite potrebbero tornare a prevalere.”

Vincenzo Longo – market strategist IG Italia

http://www.ig.com/it/news-e-analisi-di-mercato

Photo: courtesy Boliden