Il petrolio scende, anzi crolla, con un -50% in sei mesi, poi rimbalza ma precipita di nuovo. E’ storia degli ultimi tempi, nonché delle ultime sedute. Il greggio  WTI (crude oil), dopo il ritorno martedì 3 febbraio sopra 53 dollari, ha innestato la retromarcia, con un mercoledì all’insegna del profondo rosso, per chiudere la settimana venerdì 6 febbraio con un rimbalzo fino a quota 58. Un sottostante così ballerino inevitabilmente incide sulle quotazioni di Borsa delle big del petrolio, le grandi Compagnie dell’oro nero. Che hanno perso alcune più e alcune meno, offrendosi ora come un settore attraente per chi voglia speculare su un possibile rialzo nei prossimi mesi. Quasi tutte hanno adottato una strategia univoca: meno investimenti (dal 10 al 15% nel corso del 2015), ma con dividendi confermati. Ciò significa che nel medio termine i rendimenti da dividendi dei titoli petroliferi sono destinati a risultare fra i più elevati in assoluto, perché i rapporti fra quotazioni e dividendi stanno diventando assai interessanti.

COME MUOVERSI SU CINQUE GRANDI COMPAGNIE 

La caduta del petrolio ha inciso sulle performance di Borsa, in alcuni casi meno di quanto si potesse prevedere. Ecco come muoversi su 5 grandi compagnie.

Royal Dutch Shell (quotata ad Amsterdam e a Londra; conviene scegliere la piazza olandese, dove il titolo è in euro) – da dicembre si è dimostrata volatile, con successivi rimbalzi e crolli. Sotto i 27 euro diventa interessante, anche perché già attualmente – con un prezzo sui 28,5 euro, garantisce un “dividend yield” del 5,4%.

Chevron (quotata al Nyse statunitense) – è uno dei titoli che hanno sofferto maggiormente, con un crollo da 135 a 100 dollari. Sta trovando un ostacolo nel tornare sopra i 110  e su ogni ulteriore debolezza rappresenta una buona occasione di acquisto, grazie a un rendimento da dividendo (dividend yield)  di circa il 4%.

BP (quotata a Londra) – da metà gennaio rimbalza dopo una fase incerta iniziata nel 2010, a causa dell’esplosione di una piattaforma estrattiva nel Golfo del Messico, ma il merito è delle voci di una possibile offerta ostile di acquisizione da parte di un concorrente. La notizia poi di un consistente taglio degli investimenti è piaciuta al mercato, che vede così salvaguardati i dividendi. Fra tutti i titoli presi in considerazione è quello da considerare più “speculativo”. Rispetto ai circa 440 pence (centesimi di sterlina) attuali ci sono margini per un possibile rimbalzo – nel medio termine – sopra i 500 pence, in presenza di operazioni straordinarie riferite alla società.

Exxon Mobil (quotata al Nyse statunitense)-  non ha risentito troppo del calo del prezzo del petrolio, con un ribasso da circa 105 a 90 dollari. Il titolo si è dimostrato nervoso nelle ultime sedute; tuttavia in questo caso il rendimento del dividendo resta sul 3%, quasi allineato ai livelli del passato.

Total (quotata a Parigi) – ha registrato in circa sei mesi un ruzzolone da 55 a 40 euro, ma nelle ultime sedute ha bruciato buona parte della corsa al ribasso tornando sui 48 euro. In questo caso il dividend yield è del 5,8%, il più alto dividendo in assoluto della pattuglia delle cinque big mondiali. Negli anni scorsi era sceso sul 4% e qualsiasi successiva discesa va vista come un’ottima occasione per posizionarsi su un’azione che ormai rende – se acquistata bene – più di qualsiasi obbligazione societaria di buon livello.

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