Nell’area euro inflazione vicina allo zero: a prima vista questa è una notizia positiva. In realtà preoccupa molto, perché il dato deriva dalla contrazione dell’economia presente in quasi tutti i Paesi dell’Unione. Di fatto da due anni in qua si assiste a un continuo calo dei prezzi, per vari fattori. In una situazione simile si potrebbe pensare a un crollo delle quotazioni delle obbligazioni (bond) inflation linked, emesse da non pochi Governi dell’area. Ma così non è.

EUROPA IN DEFLAZIONE MA GLI INFLATION LINKED CORRONO. GRAZIE (IN PARTE) AI BASSI TASSI DI INTERESSE

L’OATi francese con cedola 3,5% e scadenza 2032 (Isin FR0000188799) ha fatto segnare da agosto 2013 fino a fine 2014 un vero balzo in avanti, passando da un prezzo di 132 euro a oltre 151 euro, con un violento irripidimento della curva. Stesso comportamento per l’Inflationsindexierte Bund tedesco, con cedola 0,5% e scadenza 2030 (Isin DE0001030559): emesso all’inizio del 2014 è salito in poco tempo da 100 a 110, per poi livellarsi sopra quest’ultimo valore negli ultimi mesi. Altrettanto bene la Spagna con il titolo 1,8% scadenza 2024 (Isin ES00000126A4), che da giugno dello scorso anno ha registrato un progresso di ben 10 punti, sebbene il Paese sia ufficialmente in deflazione. Stesso comportamento per i BTP italiani legati all’inflazione: il BTPI 2,35% con scadenza 2035 (Isin IT0003745541) ha continuato a correre al rialzo per due anni. Il motivo è in parte dovuto al fatto che i tassi di interesse ormai a zero hanno favorito anche le obbligazioni con cedole basse, come sono tipicamente le inflation linked, i cui rendimenti reali sono andati progressivamente a comprimersi, diventando in taluni casi perfino negativi. Ma non è solo questo il motivo di tanta attenzione.

SE L’ INFLAZIONE ARRIVASSE  AL 2% INDICATO DA DRAGHI…

I mercati pensano che l’attuale situazione deflattiva sia destinata a durare poco, poiché il traguardo più volte annunciato dalla BCE è di tornare verso un livello di inflazione del 2%, considerato idoneo alle attese europee. Uno degli obiettivi dei tanti interventi adottati o solo annunciati è proprio questo. Meglio allora anticipare i tempi, mettendo in portafoglio bond che proteggano da una simile evoluzione. Finora l’hanno fatto gli istituzionali e solo in parte i piccoli investitori. Vale la pena cambiare strada per questi ultimi, scegliendo più inflation linked? Certamente sì, ma solo quando i prezzi torneranno a essere più appetibili. La corsa del 2014 è apparsa a molti esagerata e una correzione – per quanto non accentuata – è probabile nei prossimi mesi. Scatterà allora il segnale di acquisto.

FUORI DALL’EURO I BOND INFLATION LINKED NON CORRONO, VOLANO! ANCHE NEI PAESI EMERGENTI

Se i bond sull’inflazione salgono nell’area euro, lievitano addirittura nel caso di Paesi con altre valute. E’ il caso soprattutto della Gran Bretagna, dove i titoli di tale tipo hanno registrato incrementi di quotazione del 40% nell’ultimo anno, ma anche degli Usa, con i Tips in forte rialzo. Bene pure quelli di Australia, Canada, Nuova Zelanda, Messico, India e Sud Africa. La ricerca di protezione trova negli inflation linked interesse anche nei Paesi in via di sviluppo. Con un segnale ben preciso che gli investitori italiani devono almeno prendere in considerazione.

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