Nonostante gli investitori europei e asiatici siano sempre più preoccupati dal possibile rialzo dei tassi, le obbligazioni high yield (ad alto rendimento) continuano ad attrarre flussi positivi di investimenti rispetto al reddito fisso nel suo complesso. Ma davvero convengono ancora? E se sì, quali? A queste domande di  GenteMoney.it risponde Tim Dowling (nella foto), responsabile high yield di Ing IM e gestore di Ing Renta Funta Global High Yield, il fondo lanciato nel 2001 che ha da poco superato un patrimonio in gestione di 5 miliardi di euro.

OBIETTIVO 5%

«Le nostre previsioni per questa categoria di obbligazioni rimangono moderatamente ottimistiche. Nel portafoglio del fondo preferiamo l’esposizione al rischio di credito rispetto a quella sul rischio tassi, in quanto vediamo una certa stabilità sui fondamentali del credito e quindi un basso “tasso di default” (percentuale di emittenti che non sono in grado di rimborsare il debito). Inoltre crediamo che la ripresa dell’economia a livello globale, specie negli Stati Uniti, porterà a un graduale incremento dei tassi di interesse.
Le nostre aspettative di ritorno sugli high yield a livello globale si attestano intorno al 5%, un livello vicino a quello attuale delle cedole. C’è ancora un certo margine per un ulteriore restringimento degli spread (differenziali con i rendimenti delle obbligazioni con rating più “sicuro”), sufficiente per smorzarel’impatto di uneventuale aumento dei tassi» sostiene Dowling.

COME SCEGLIERE TRA 1.300 SOCIETA’ EMITTENTI

Quando si parla di high yield a livello globale si intende, in senso ampio, un universo molto eterogeneo composto da oltre 1.300 emittenti con volumi pari a 1.500 miliardi di euro. Prima di investire è importante allora valutare due aspetti:

1) la selezione di emissioni e società che potranno fare meglio della media del mercato;

2) il posizionamento complessivo del portafoglio in termini di livello di rischio.

PERCHE’ CERCARE (CON CRITERIO) TRA LE SOCIETA’ CON RATING PIU’ BASSI

«Per gli high yield in Europa stiamo rilevando un trend molto interessante: le società preferiscono emettere debito piuttosto che chiedere prestiti alle banche. Di conseguenza,il  mercato europeo sta crescendo a un ritmo maggiore rispetto a quello americano. Ci aspettiamo che un andamento simile anche in futuro. In Europa la nostra scelta va alle società con rating più bassi (B e CCC) rispetto agli emittenti con rating BB. Molti dei grandi nomi nel settore industriale con un rating BB sono stati infatti colpiti da downgrade (abbassamento del rating da parte delle agenzie di valutazione) uscendo dall’universo investment grade  (da BBB in su) per “scendere” negli high yield: hanno necessità quindidi ristrutturarsi per ridurre i costi e riguadagnare competitività. Elemento sorprendente, le obbligazioni di questi emittenti hanno rendimenti molto contenuti e con spread poco sopra a quelli dei Bund, i ittioli di Stato tedeschi.  Buoni esempi in questo senso sono quei produttori europei di auto che devono ulteriormente trasformarsi prima di potersi ritagliare un ruolo a livello globale.
Quindi, come dicevamo, in Europa preferiamo i bond di società con rating B e CCC che hanno sì più debito, ma anche un modello di business più agile. Un elemento di valutazione cui diamo molto peso è quello della posizione competitiva, in aggiunta a flussi di ricavi stabili, come per il settore della tv satellitare» spiega Dowling.

PRIVILEGIARE I BUSINESS CHE STANNO CRESCENDO

Parlando di settori, il gestore dichiara di essere attratto dagli ambiti che potranno beneficiare della ripresa globale. Per esempio il settore chimico, le cui società tendono a essere molto sensibili alla crescita economica. «Negli Usa guardiamo con interesse alle società dell’edilizia, grazie al rimbalzo che c’è stato in America nel valore delle proprietà immobiliari. Il rovescio della medaglia, però, è che questi settori possono essere abbastanza cari perché molti investitori puntano alle società potenziali protagoniste con la la ripresa. Siamo invece abbastanza cauti sulle obbligazioni ad alto rendimento dell’area asiatica, dove acquistiamo titoli con scadenza a breve di società immobiliari che operano nelle principali città e hanno bilanci poco aggressivi. No invece ai settori che possono andare incontro a sfide di carattere tecnologico: per esempio, non ci piacciono le società telefoniche tradizionali o l’industria cartaria. Riteniamo che la gestione del business in settori in declino sia molto complessa e quindi preferiamo investire nei settori che stanno crescendo».