Nella prima parte è stata descritta la nuova normativa antiriciclaggio. Ecco ora un approfondimento sui limiti alle  operazioni per contanti.

In termini generali, la normativa di riferimento (D.Lgs 231/2007, art. 49; Legge n. 196/2008, art. 3) pone delle limitazioni all’uso del contante, indipendentemente da qualsiasi verifica.

E questo avviene sia nei confronti dei trasferimenti tra privati (1.000 euro di soglia massima), sia nelle operazioni di importazione ed esportazione di contante in ingresso e fuori dal territorio nazionale (10.000 euro).

Così come sono posti particolari obblighi di adeguata verifica in materia di antiriciclaggio (D.Lgs n. 231/2007, art. 15), in caso di operazioni occasionali disposte dai clienti che comportino la trasmissione o la movimentazione di mezzi di pagamento di importo pari o superiore a 15.000 euro (in un’unica operazione o con più operazioni che si ritengono collegate o frazionate).

Il recente e già citato Provvedimento attuativo Bankitalia del 3 aprile 2013 introduce ulteriori obblighi (dal 1° aprile 2014) di adeguata verifica a carico degli intermediari per tutte le operazioni (cambio, prelievo, versamento) che includano banconote da 200 e 500 euro e per importi superiori a 2.500 euro (attualmente il limite è fissato a 5.000 euro). In assenza di “ragionevoli motivazioni” gli intermediari dovranno astenersi dall’effettuare l’operazione e valutare se mantenere attivo il rapporto, oltre a segnalare eventualmente l’operazione come sospetta.

E questo per il fatto che l’utilizzo delle due banconote di taglio più elevato “può” (non necessariamente “deve”) costituire elemento di criticità ai fini dell’antiriciclaggio e come tale “può” necessitare di specifici approfondimenti.

Va evidenziato, comunque, che l’utilizzo di banconote da 200 e 500 euro può, per gli intermediari, costituire elemento da monitorare indipendentemente dalla soglia di 2.500 euro sopra indicata. Questo, tuttavia, senza mai prescindere dalle caratteristiche del cliente e dalla tipologia del rapporto avviato.

Diversa, pertanto, sarà l’operatività con un cliente non censito e non conosciuto, rispetto ad un altro già censito e conosciuto dalla banca anche in base alla sua abituale operatività.

Da quanto sopra indicato emerge che le nuove norme (e quelle vecchie) non dovranno costituire, per gli intermediari, una piattaforma per adottare comportamenti “vessatori” nei confronti di una certa tipologia di clientela; né i comportamenti potranno essere in contrasto con l’impianto normativo e regolamentare.

Roberto Lenzi – Avvocato, Lenzi e Associati

Leggi la prima parte: http://gentemoney.leonardo.it/norme-antiriciclaggio-guida-per-orientarsi-nei-rapporti-con-la-banca/

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