Non è una novità assoluta, perché la soluzione è già stata adottata in altri Paesi, ma la proposta del Governo di introdurre un sistema di garanzie, da parte della Cassa Depositi e Prestiti nei confronti delle banche erogatici di mutui, potrebbe ridare fiato al mercato immobiliare. Come funziona questa modalità? In maniera abbastanza semplice. Gli istituti di credito vareranno prestiti nel settore emettendo delle obbligazioni speciali, conosciute come “covered bond”, garantite appunto dalla Cassa deposito e prestiti, società per azioni a controllo pubblico. Così facendo le banche troverebbero i capitali necessari per un imponente piano mutui, offrendoli sul mercato a condizioni poco gravose, perché i tassi di emissione resterebbero bassi, essendo modesto il rischio per l’investitore che acquista i bond  (solitamente fondi pensione e comunque figure istituzionali). L’unica incognita riguarda le eventuali difficoltà degli acquirenti di immobili nel pagare le rate del mutuo, allorché concesso, ipotesi cui il Governo vorrebbe porre rimedio istituendo un fondo di garanzia statale. La relativa percentuale non supera comunque di solito il 2% del totale dei prestiti accordati.

VA BENE SOLO SE…

L’ipotesi del mutuo “garantito” è certamente una valida risposta agli attuali problemi del comparto immobiliare, ma regge se le banche – a loro volta – accettano di intervenire con favorevoli modalità e condizioni economiche di erogazione. Non sarebbe accettabile che lo scopo sociale dell’operazione fosse vanificato dagli acuminati denti degli erogatori, timorosi di trovarsi spiazzati di fronte a un doppio mercato, quello dei mutui tradizionali e quello dei mutui “garantiti”. E infatti evidente che sul primo fronte gli spread praticati consentono buoni utili, grazie anche a condizioni oggi più restrittive rispetto al passato.

Il progetto del Governo è un modo giusto per trovare la risposta a un grave problema della nostra economia malata. A fianco della sua ideazione occorre comunque che sia attivata una fase di verifica delle modalità di attuazione, per evitare che – come spesso succede – ai buoni propositi facciano seguito pessime applicazioni. In questo l’Italia ha già fornito troppe volte concrete dimostrazioni di totale ottusità.

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