I mini bond sono destinati a divenire presto in Italia un reale nuovo canale di finanziamento?

Sul piano operativo, connesso all’incrocio tra offerta (aziende emittenti) da una parte e domanda (investitori istituzionali-sponsor) dall’altra, quali connotati devono presentare le imprese interessate ai mini bond? Quali sono i vantaggi concretamente ottenibili? Quale appetibilità devono avere questi nuovi strumenti per coinvolgere soggetti istituzionali come veicoli di sottoscrizione per investitori istituzionali o privati?

VANTAGGI PER LE AZIENDE CHE LI EMETTONO

Se osserviamo lo strumento dal punto di vista dalla società emittente, è facile intuire come  i mini bond possano permettere alle imprese interessate nuove possibilità, quali, ad esempio:

  • un nuovo – più che alternativo – canale di finanziamento per supportare finanziariamente i propri piani di sviluppo (progetti e iniziative aziendali di medio-lungo periodo);
  • deducibilità degli interessi passivi sino al 30% del margine industriale aziendale (c.d. Mol o Rol);
  • una minore dipendenza dal credito bancario, soprattutto in un momento di razionamento dello stesso;
  • un maggior impatto sul mercato in termini di visibilità. Sia nei confronti dei propri clienti che dei fornitori e del sistema finanziario in genere;
  • l’allungamento della vita media delle fonti di finanziamento;
  • la quotazione del titolo presso un mercato regolamentato o un sistema multilaterale di negoziazione; ovvero la sua collocazione attraverso fondi dedicati;
  • la non presenza nella cosiddetta Centrale Rischi bancaria;

SANE E IN CRESCITA, ECCO L’IDENTIKIT DELLE EMITTENTI IDEALI

Le aziende potenzialmente utilizzatrici dello strumento sono, in termini generali, realtà non in crisi o comunque che non hanno l’obiettivo di rifinanziare o rimborsare debiti esistenti, ma di fare nuovi investimenti produttivi e finanziare la propria crescita. In tale contesto, recenti stime frutto di ricerca (CRIF Rating Agency) forniscono alcuni riferimenti utili per cercare di individuare quelle aziende candidabili a emettere mini bond. Le stime CRIF indicano in oltre 10 mila aziende la platea potenzialmente interessata a questi strumenti; imprese caratterizzate da un fatturato in crescita o comunque stabile negli ultimi due anni oltre ad un’elevata propensione agli investimenti di medio-lungo termine. Senza considerare la presenza di una direzione aziendale stabile e l’esistenza di vantaggi competitivi per i prodotti/servizi offerti.

Dovrebbero inoltre presentare un fatturato non inferiore a 5 milioni di euro (anche se stime di fonte diversa pongono questo connotato in un minimo di 20 milioni di euro) e avere un margine operativo lordo positivo negli ultimi tre anni e pari ad almeno il 10% del giro d’affari nell’ultimo esercizio; oltre ad una leva finanziaria non superiore a 4. Il tutto con i requisiti previsti dalla normativa del Decreto Sviluppo e dal regolamento dell’ExtraMot quale anche la pubblicazione del bilancio degli ultimi due anni cui l’ultimo sottoposto a revisione contabile La ricerca individua, prevalentemente nel Nord Ovest e Nord Est, nei settori manifatturiero di qualità, food, chimico, elettronico e meccanico le aree economiche più interessanti; ovviamente non escludendo anche altri settori con comprovati vantaggi competitivi.

OPPORTUNITA’ E RISCHI DEL NUOVO MERCATO

Sotto il profilo della domanda, l’emissione di questi strumenti prevede la presenza di investitori istituzionali in veste di sottoscrittori diretti ovvero quali veicoli di debito dedicati (banca, sgr, fondo chiuso o altro) attraverso il quale selezionare e sottoscrivere varie emissioni attraverso la raccolta sul mercato (da parte di clientela istituzionale e privata) sotto forma di quote/azioni.

E ‘ cronaca che alcuni soggetti, in prevalenza Sgr, abbiano già promosso delle iniziative. Il tema della selettività delle emissioni (e delle aziende) più idonee da parte dei soggetti istituzionali è fondamentale per un corretto sviluppo di questo segmento di mercato. Un processo di due diligence accurato, oltre ad un sistema di governance, di controllo e di monitoraggio efficaci saranno tutti elementi (oltre ad altri) necessari per assicurare la tutela degli investitori finali e l’integrità del mercato. L’avvio del mercato dei mini bond presenta, infatti, delle criticità che se non valutate e gestite nella giusta maniera potrebbero vanificare tutto questo processo. Proviamo a pensare, ad esempio, alla liquidità di questo mercato, alle sue ridotte dimensioni attuali e alla mancanza di serie storiche di riferimento; così come si presenterà cruciale l’esatta valorizzazione delle singole emissioni e la percezione (valutazione) che il mercato farà del “portafoglio” sottostante esistente.

Le aziende che emetteranno mini bond dovranno offrire un rendimento assai interessante per essere proponibili (oggi 6%-7% ?). D’altra parte, una redditività di tal genere (da parte di un’azienda “minore” privata non-quotata) può essere compatibile solamente con un’impresa in grado di garantire flussi di cassa prospettici interessanti e da una struttura societaria che possa allontanare l’ipotesi di un eventuale default (insolvibilità). In tal caso, cosa succederebbe in termini di redditività (ma non solo), a un portafoglio (fondo di debito dedicato) di limitate dimensioni e non abbastanza diversificato di fronte ad un tal evento?

Roberto Lenzi – avvocato, Lenzi e Associati

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