Movimenti, novità e consigli di acquisto sul mercato degli strumenti finanziari quotati.

L’hanno chiesto alcuni lettori: che fare con il petrolio? Data la presenza di molti prodotti finanziari legati a questa materia prima, il quesito più diffuso consiste se andare “long” (al rialzo) o “short” (al ribasso), con cambio protetto oppure no; e soprattutto scegliendo il Wti statunitense o il Brent europeo. Il tema è complesso: ecco perché avviamo una serie di articoli su quanto sta succedendo nel settore, partendo da un’analisi degli equilibri di forza sul mercato.

IL MEDIO ORIENTE RESTERA’ LEADER

Iniziamo dicendo che l’area produttiva del Medio Oriente – legata quindi all’Opec – resterà protagonista, poiché la tanto attesa rivoluzione estrattiva da scisti, che sta riportando in primo piano il fronte produttivo nord americano, ha rilevanti effetti, ma non tali da ribaltare il quadro generale. I costi di estrazione da scisti sono infatti destinati ad aumentare con il passare degli anni. La quota Opec scenderà dal 43% del 2012 al 41% del 2020, per poi risalire al 46% nel decennio successivo. Certo, tutto questo è strategia a lungo termine, ma determinante per valutare i trend produttivi, incrementati dall’entrata in scena pure dei petroli da scisti di Canada, Venezuela e area artica.

NERVOSISMO PER I PREZZI

L’incremento di produzione non determinerà però una pressione ribassista sui prezzi. Si prevede che restino in una fascia compresa fra 90 e 120 dollari il barile nei prossimi dieci anni, per toccare in seguito valori più elevati (130 $ nel 2035). Il vero aspetto inquietante riguarda lo sviluppo della domanda. Già nei prossimi anni la Cina diventerà primo consumatore mondiale, precedendo Usa, Medio Oriente (questa è una sorpresa) ed Europa. In realtà il terzo posto del mondo arabo sarà agevolato da prezzi molto competitivi di vendita dei prodotti derivati dal petrolio e da un’espansione del tessuto sociale. Il panorama è chiaro. Come agire in tale ambito dal punto di vista finanziario? Ve lo diremo nelle prossime puntate di questa rubrica. Intanto ecco cosa succede per il Wti americano.

ANALISI TECNICA DEL WTI

Il quadro grafico resta debole, con i prezzi (oggi sui 94 $) che potrebbero proseguire la discesa, fino a testare, a 92 dollari, il limite inferiore di un canale che contiene le oscillazioni dai massimi di giugno 2012. Primi segnali di miglioramento giungeranno oltre i 95,50 dollari, ma solo con il superamento dei 98,2 dollari si assisterà a un recupero, che potrebbe portare verso i 104 dollari.

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