Dalla Borsa di Milano e da quelle di tutto il mondo tre titoli in evidenza. Ecco perché li abbiamo scelti

In una Borsa un po’ altalenante vale la pena aprire una parentesi sulle azioni con buone prospettive nella crescita del dividendo. E’ questo un parametro di scelta determinante, di cui purtroppo in Italia non si tiene sempre conto. Ogni valutazione dovrebbe invece avvenire su tale base, perché una società che produce utili in progresso è sana e sarà ragionevolmente caratterizzata da una “sovraperformance” rispetto ai listini in generale. Negli Usa il vaglio del cosiddetto “surplus cash yield” (rendimento in progressione dal punto di vista della liquidità) è un elemento decisivo per esempio per le scelte da parte dei fondi pensione, attentissimi al tema dividendo.

TRE LEADER IN OTTIMA POSIZIONE

Occorre però stare attenti. Spesso il “surplus cash yield” caratterizza specialmente le piccole e medie aziende, più aggressive sui mercati o perché attive in settori di nicchia. In una fase quale l’attuale conviene invece la prudenza, cioè scegliere “corporate” di grandi dimensioni, ma capaci di garantire un incremento dei dividendi nel tempo. Ecco tre casi significativi, tutti riferiti al mercato tedesco.

Volkswagen – L’attuale dividendo è del 2%, ma dovrebbe aumentare del 14% l’anno prossimo (risultati riferiti al 2013) e di un ulteriore 25% nel 2015. Il titolo, con sigla VOW, ha registrato un 2013 piuttosto volatile; ora il titolo è sui 170 euro, poco lontani dai massini dell’anno, dopo essere sceso a un minimo di 131 euro ad aprile. E’ prossimo a due resistenze attigue fra loro, a 176,7 e 181,5 euro. Di fatto si tratta di top storici, salvo le eccezionali punte del 2008, quando scattò una battaglia per il controllo del gruppo.

Bmw – L’attuale dividendo del 2,2% è visto in crescita nel 2013 (4,5%) e nel 2014 (9,5%). Anche in questo caso siamo ai massimi storici a 82 euro, dopo una prima parte dell’anno più fiacca.

Henkel – Questa leader di cosmetica, detergenza e adesivi non è stata finora molto generosa in termini di dividendi (1%). Dovrebbe rifarsi in futuro, con una crescita del 9,5% di quelli distribuiti nel 2014 e del 10,6% di quelli pagati nel 2015. Pure in questo caso siamo ai massimi storici, sebbene da aprile sia iniziata una fase di pendolarità, che ha portato il titolo più volte a testare i minimi di 73 euro e i massimi di 76 euro.

I prezzi attuali scontano già l’aumento dei dividendi? Probabilmente sì. Il nostro consiglio è di attendere per entrare su questi titoli alla prima consistente correzione dei mercati. Ci sarebbe da scommettere che ciò avverrà nei primi mesi del 2014.

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