Dalla Borsa di Milano e da quelle di tutto il mondo un titolo in evidenza. 

Si era partiti, nelle previsioni iniziali, con prezzi fra 17 e 20 dollari per azione. Poi su Twitter, nome che deriva dall’inglese “to tweet” (cinguettare), si è mossa la pressione al rialzo dell’interesse dei mercati e la “forchetta” è stata aumentata a 23/25 dollari. L’Ipo si è realizzata a un valore ancora più alto di 26 dollari, ma la domanda è stata nettamente superiore rispetto all’offerta. Attesa alla quotazione al Nyse con il tradizionale suono della campanella di Wall Street, in realtà si è resa necessaria più di un’ora per verificare il prezzo di avvio sul mercato. Ed è stato un vero botto, con uno scatto a 45,1 dollari, per poi proseguire perfino a 50 dollari, in crescita di oltre l’80%.

Alle 18.00 (ora italiana) Twitter quotava comunque sui 45,3 dollari. Il motivo del ritardo è presto spiegato: i titoli all’esordio necessitano di qualche tempo aggiuntivo – solitamente un’ora – per iniziare il trading. Nel frattempo molte indiscrezioni riportavano l’indicazione di un prezzo di partenza superiore ai 40 dollari. Ben diverso quindi il quadro rispetto a quanto era avvenuto all’esordio, più sofferto, di Facebook. Intanto la speculazione si faceva subito sentire, indicando in 29 dollari il giusto prezzo di Twitter, in base alle valutazioni del business. Altri analisti invece si sono espressi in maniera più ottimistica, formulando target a 12 mesi perfino sui 54 dollari. A vedere la reazione dei mercati si direbbe che siano questi ultimi ad avere ragione.

GIORNATA VOLATILE

L’esordio è avvenuto in presenza di un andamento alquanto mobile dei listini americani, dove il rosso ha presto preso il sopravvento, sull’onda di voci del possibile anticipo a dicembre del cosiddetto “tapering”, cioè dell’avvio di un rallentamento della politica espansiva da parte della Fed. La volatilità si è registrata anche su Twitter, con volumi di scambio di tutto rilievo.

COMPRARE O NO?

La liquidità presente sui mercati ha certamente aiutato Twitter, ma la domanda di fondo resta sempre la stessa: questi prezzi sono corretti per una società che produce solo perdite e realizza minima parte del business pubblicitario fuori dagli Usa, sebbene la grande maggioranza degli utilizzatori non sia americana? L’ottimismo ha aiutato a nascondere i dubbi al proposito, ma nel medio termine una risposta convincente sarà opportuna. Il veder quindi cavalcare Twitter perfino a 50 dollari è sembrato a molti eccessivo. Ecco perché comprare a queste quotazioni appare poco sensato. Il cosiddetto “fair value”, cioè il prezzo corretto, è più basso: i 29 dollari previsti da qualcuno potrebbero essere una sottostima delle potenzialità di crescita della società, ma i 50 dollari mal si adeguano a quanto avvenuto per altre realtà del settore – per esempio Facebook, Groupon e Zynga – poi crollate clamorosamente in Borsa. Forse il caso Twitter sarà diverso, ma certi entusiasmi in eccesso non vanno proprio cavalcati.

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